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Io sono cresciuto con l’idea che “andare a vivere in Brasile“, “mollo tutto e apro un bar in spiaggia” era solo un sogno, un luogo comune… Ma oggi lo è ancora..?? O forse sta diventando una buona idea??
Iniziare dinuovo in un paese fantastico dalla natura quasi incontaminata, festoso e allegro, con donne bellissime e risorse enormi.. Un paese 7 volte più grande dell’Europa e che ancora deve dare dimostrazione delle sue grandi potenzialità..
continua...

Il Forum di ItaliaViaBrasil

Finalmente è on-line il nostro nuovo Forum.
Molti di Voi ci chiedono consigli e diventa difficile rispondere a tutti. Allora abbiamo pensato di aggiungere un Forum in cui possiamo incontrarci e scambiarci informazioni e dritte sul Brasile..









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In Brasile, colore, vita, arte ti coinvolgeranno a tal punto che una volta di ritorno in italia un piccolo pensiero di mollare tutto (la “saudade”) e trasferirti ti travolgerà… come ha travolto me.. Ma il Brasile non è solo un posto meraviglioso, è anche uno dei 4 paesi emergenti al mondo. E' una terra di grandi opportunità... Europa e stati uniti sono già in crisi... Il futuro è già in Brasile!!

Il secolo del Brasile



Per molte testate del Primo Mondo è l’uomo dell’anno e una delle personalità più influenti del pianeta. El Mundo ha intervistato Inacio Luiz Lula da Silva il primo presidente sindacalista del Brasile.
I brasiliani usavano dire che il loro Paese era “il Paese del futuro”, ma di un futuro lontano… crede che finalmente sia arrivato?
Sono convinto che il XXI secolo sia il secolo del Brasile. Viviamo un momento eccezionale... continua...

Cidade maravilhosa..



Cidade maravilhosa Il video ufficiale di presentazione di Rio de Janeiro per le Olimpiadi 2016

Lula, o Filho do Brasil



Lula, o Filho do Brasil Il film sulla vita del presidente Luiz Inacio Lula da Silva che arriverà nelle sale brasiliane a gennaio.

Italia e Brasile a confronto



Economia e sistema bancario di Italia e Brasile a confronto. L'economista Eugenio Benettazzo (ha previsto questa crisi in un libro anni fa..) parla di economia e sistema bancario in Italia e Brasile

Mr. Obama in playback…!



Il Presidente degli Stati Uniti è veramente l'uomo più potente del mondo??. O ci sono delle persone che lo manovrano come un pupazzo..?
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Mollo tutto.. vendo appartamento con area ufficio/negozio prov. Udine.

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Il Carnevale Brasiliano è una esplosione di sfrenata allegria e grande divertimento, una delle feste più grandi e coinvolgenti del mondo. Il carnevale è sopratutto Samba..












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Zeitgeist e Venus Project

sabato, gennaio 29, 2011
posted by admin 11:09 AM

Adesso anche tu puoi partecipare alle decisioni del tuo Paese. CompraUnVoto.it

martedì, dicembre 28, 2010
posted by admin 10:00 AM

compraunvoto

E’ arrivata la nuova e rivoluzionaria piattaforma di mediazione economica dal basso che permette a tutti i cittadini di partecipare finalmente alla gestione di questo paese.

Sei vittima di un disegno di legge che ti penalizza? Sei uno studente che rischia di vedere il suo futuro gettato al macero? Un cittadino qualunque costretto ad accettare una discarica tossica nel giardino di casa?

Niente paura, con compraunvoto.it anche tu potrai finalmente fare valere le tue ragioni!

Basta farsi carico di una piccola quota, a partire da un minimo di dieci euro, e partecipare così insieme a tutti gli altri all’acquisto del voto di un parlamentare.

Non solo i soliti potenti, adesso anche tu puoi contribuire al controllo di questo paese al costo di appena due birre.

Perché cercare rifugio nella contestazione o peggio nella violenza? In una cleptocrazia avanzata come la nostra bastano un po’ di soldi per decidere le sorti del paese. Rovinare le nostre belle piazze con manifestazioni e tafferugli non serve più: adesso c’è compraunvoto.it.

Vai al sito www.compraunvoto.it

Dilma Rousseff prima donna Presidente del Brasile

martedì, novembre 2, 2010
posted by admin 3:15 PM

Elezioni Brasile, ultime notizie elezioni presidenziali Brasile, Rio de Janeiro – Sono stati 136.000.000 gli elettori che hanno votato per la successione di Lula alla presidenza del Brasile. Ha vinto nel ballottaggio Dilma Roussef su José Serra, candidato del Partido da Social Democracia Brasileira (Psdb).

E’ lei, la nuova presidente del sempre più forte Brasile, Dilma, come viene chiamata dai brasiliani, la “candidata-erede” di Lula, che ha avuto il 55,59% delle preferenze – 52 milioni di voti – a fronte del 44,41% di Serra.

Padre bulgaro e madre brasiliana, Dilma ha 62 anni, nata a Belo Horizonte, è cresciuta in un ambiente agiato e borghese. E’  la prima presidente donna nella storia del Brasile, ormai colosso mondiale e ha un passato di guerrigliera contro la dittatura militare brasiliana. Negli anni ‘60 del secolo scorso, si era infatti arruolata in un’organizzazione marxista. Seguì un arresto a San Paolo nel gennaio del 1970 che la portò in origione per ben tre anni, poiché sospettata di essere “la papessa dei guerriglieri”. E di battaglie molto dure la neo-presidente brasiliana ne ha condotte non poche. A partire dalle torture subite in prigione per 22 giorni, fino alla lotta vinta l’anno scorso contro un cancro linfatico.

La sua vittoria è arrivata anche grazie al forte appoggio dell’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva che nel giro di pochi mesi ha trasformato la sua delfina da anonima ministra alla candidata più amata dalla maggioranza.

Da bambina Dilma sognava di diventare ballerina classica ed è un’accanita lettrice di libri: dai classici della mitologia graca a Dostoievsky, che ha letto anche durante i lunghi ed estenuanti spostamenti aerei durante la campagna elettorale.

Dilma Rousseff ha portato il Brasile verso le prime scoperte dei giganteschi giacimenti di petrolio e in seguito è stata nominata braccio destro di Lula nel 2005, e considerata la “madre del Pac” (gigantesco programma di accelerazione della crescita brasiliana). Insomma, si parla davvero di una novella “signora di ferro” del Sud America, che a furor di popolo è ormai entrata nel ‘Planalto’, sede della presidenza a Brasilia.

Tratto da: http://www.unonotizie.it/

Il bel paese…

Università Ca Foscari, Venezia

Non’è necessario alcun commento..
Commentate voi..

Italia, la politica dei manganelli. WELCOME IN ITALY !!

venerdì, ottobre 22, 2010
posted by admin 2:29 PM

manganellate

La distanza siderale che separa il “mondo dorato” in cui alligna la classe politica ed il paese reale dove i cittadini si dibattono fra paure, incertezze e problemi (spesso più grandi di loro) di svariata natura, sta facendosi ogni giorno che passa più siderale.

La politica del nostro tempo vive esclusivamente di autoreferenzialità e ha ormai perso irrimediabilmente la capacità di rapportarsi con quella gente che a scadenze fisse è chiamata a delegare, gettando una scheda nell’urna, il proprio rappresentante. Un personaggio di “plastica” il politico, telegenico e dai modi accattivanti che si rapporterà con lei solo attraverso lo schermo TV, dove parlando a nome di tutti coloro che lo hanno votato (e perciò dello stato e della legalità) annuncerà immancabilmente decisioni deputate ad accrescere i problemi, le paure e le incertezze di cui sopra.

Quando la misura è colma, e negli ultimi mesi sta accadendo sempre più spesso, i cittadini scendono in strada, domandando un confronto e pretendendo delle risposte. Ma la classe politica non ha risposte e non possiede neppure l’umiltà necessaria per scendere dal suo mondo dorato ed entrare nel merito dei problemi delle “persone normali”, problemi il più delle volte da lei stessa generati.

Ecco allora che l’unica risposta plausibile per chi vive fra auto blu, festini alla coca nei salotti che contano, rotocalchi televisivi, tangenti ormai legalizzate sotto forma di consulenze e panegirici autoreferenziali, consiste nel lasciare spazio allo strumento che più di ogni altro risulta in grado di essere convincente, senza oltretutto permettere alcuna replica.  Il manganello…

Manganellate per chi non vuole la Tav..
Manganellate in Val di Susa, dove i cittadini che si oppongono ad un’opera devastante ed economicamente disatrosa non hanno mai visto gli uomini politici di riferimento “uscire” dalla TV per fornire spiegazioni ed intavolare un confronto, ma in compenso hanno sentito la gragnuola di manganellate sulle loro teste, finendo spesso e volentieri all’ospedale.

Manganellate per chi non vuole le discariche..
Manganellate a Terzigno, dove la popolazione destinata a venire avvelenata da una discarica abusiva sotto il controllo dello stato non hanno mai avuto l’onore di vedere scendere fra loro un qualche politico fra quelli che hanno deciso di annientare il loro futuro. Ma tutte le notti vedono scendere i manganelli, in un’escalation di violenza durante la quale la polizia ha ormai violato qualsiasi regola propria di uno stato civile.

Manganellate a Cagliari per reprimere la protesta dei pastori sardi
Manganellate a Cagliari, dove i pastori ridotti sul lastrico, con le proprie case e le proprie aziende ormai all’asta, domandavano un confronto con la giunta regionale. Ed hanno ricevuto in cambio bastonate e lacrimogeni lanciati in maniera criminale ad altezza uomo. Con la risultante che Roberto Fresi, pastore di Sassari, oltre alla casa rischierà di perdere anche un occhio.

E ancora manganellate sugli operai che protestano per essere stati messi in mezzo ad una strada, manganellate sugli studenti che domandano perché sia negato loro un futuro. Manganellate sugli ambulanti che occupano la tangenziale chiedendo spiegazioni (e non ricevendole) in merito alla direttiva Bolkestein (firmata in segreto) che metterà a rischio il mestiere che offre loro da vivere.

Manganellate ai tassisti, agli allevatori, ai precari.

Manganellate a Chiaiano, ad Acerra, a Vicenza e in molte altre occasioni che sicuramente abbiamo dimenticato.

Manganellate non contro teppisti, violenti o facinorosi, ma contro semplici cittadini che legittimamente chiedono conto di decisioni che hanno rovinato e rovineranno loro la vita.

Manganellate ordinate da chi ha paura di uscire dalla TV, da chi rifugge ogni confronto, da chi ritiene che una volta blindata la rappresentanza in parlamento il manganello rappresenti l’unico strumento di confronto con il cittadino.

Resta solo da domandarsi se questa consorteria ormai imprigionata nei pixel del teleschermo, pensi veramente di delegare alle forze dell’ordine e al manganello, la ricomposizione di tutti i disastri che sta creando nel paese. Manganellare chiunque osi alzare la testa e far sentire le proprie ragioni, restando nascosti nelle stanze del potere, potrà anche essere una strategia che paga, ma sicuramente solo nel breve termine. Quando ad alzare la testa saranno in troppi ed i manganelli non basteranno più non resterà loro che uscire dalla TV, dove il mondo sta tornando in bianco e nero ed anche i vip delle politica riacquistano la natura di esseri umani. Che soffrono, piangono, lottano e sono tenuti a dare risposte.

Tratto da: http://www.luogocomune.net/

Woodstock 5 stelle. Discorso di Beppe Grillo

domenica, ottobre 17, 2010
posted by admin 11:05 AM

Parte 1 del discorso

Parte 2 del discorso

Parte 3 del discorso

Politica e giornalismo in Italia…

domenica, ottobre 17, 2010
posted by admin 10:53 AM

Politica e giornalismo in Italia.. Succede da sempre..

Alberto Sordi nei panni del giornalista giovane ed idealista Silvio Magnozzi, viene sottoposto alle pressioni del plutocrate di turno (quanti riferimenti al presente!)

Brasile, oggi si vota. Il futuro è donna.

domenica, ottobre 3, 2010
posted by admin 11:17 AM

Brazil Scandal

Domani il Brasile vota per il presidente. I sondaggi anticipano il risultato: Dilma Rousseff prende il posto di Lula, magari subito o al secondo turno. Per José Serra, socialdemocratico, governatore di San Paolo, si annuncia una sconfitta imbarazzante malgrado l’appoggio di Cardoso, quel capo dello Stato che ha razionalizzato l’economia liberandosi della sinistra nella quale era cresciuto e per la quale aveva sofferto l’esilio negli anni del governo militare. Anche Serra era scappato (nel Cile del democristiano Frei padre) alla ricerca della libertà e quando la libertà è tornata, gli anni trascorsi all’ombra di Cardoso non hanno sciolto il suo rapporto di figlio di buona famiglia con 100 milioni di “altri brasiliani” che tirano la cinghia: di buona famiglia non sono.

All’Università scelse la lotta armata
Travolto da Lula si era preso la rivincita nella sua San Paolo approfittando del melodramma politico-privato di un intrigo d’amore fra una signora e un signore che guidavano il Partito dei Lavoratori. Ma il suo grigiore ha annacquato l’appoggio dei moderati; il ciondolare alla ricerca di consenso non è piaciuto ai giganti dell’economia che hanno voltato faccia scegliendo la concretezza di Dilma Rousseff. Dopo Indira Ghandi, sarà con ogni probabilità la prima donna a governare un paese che brilla come l’India e come la Cina, protagonista di un’economia felice mentre le nostre Borse sospirano.

Anche la Rousseff è di buona famiglia, padre arrivato in Brasile dalla Bulgaria nel 1930, costruttore a Minas Gerais, aveva consolidato il sogno americano nella piacevolezza di una bella casa, domestiche e maggiordomo, figli al pianoforte, club per miliardari e università di buon nome. Quando gli anni ’60 annunciano le inquietudini del movimento studentesco, nel suo collegio Dilma si mescola a un movimento di ragazzi che non sopportano le “vecchie facce”, il gruppo Politica Operaia, proiezione del Partito socialista. Succede in ogni università delle Americhe e d’Europa: due vocazioni separano nuove generazioni. Riscrivere la Costituzione o rovesciare il potere con la lotta armata.

Lei sceglie la lotta: diventa una delle anime del Comando de Libertaçao Nazionale. Adora ilRegis Debray di Rivoluzione nella rivoluzione, proprio quel Debray che farà sapere ai ranger boliviani della presenza di Guevara sulla montagna dove verrà ucciso. Dilma va all’Avana ad incontrarlo. Abbraccia il Che, fa lunghe chiacchiere con Fidel anche se confessa di aver solo ascoltato: parlava sempre lui. Dopo la laurea in Economia, lavora all’università. L’Estado de São Paulo, quotidiano della conservazione autoritaria, scrive che “una ragazza aggregata ai 97 sovversivi braccati dalla polizia militare, riceve lo stipendio da un ente pubblico”. Nome e cognome: comincia la vita clandestina. La prendono per una soffiata: tre anni di prigione e di torture eppure non si ricrede malgrado le suppliche del padre e degli amici agiati. La dama di ferro (nome di allora che resiste nel tempo) aspetta il declino dei militari per deporre le armi anche se non ha mai sparato un colpo. Fa politica alla luce del sole: partito democratico laburista, alla fine si avvicina al Pt di Lula. Chi non la voleva candidata presidente adesso le rimprovera il passato “variegato” e il peccato di non essere tra i fondatori del partito. Ma il rapporto con Lula è speciale.

Dopo otto anni, un’inversione di ruoli
La cultura di Dilma ne ha disegnato la politica economica e ha nutrito le proposte elettorali nella campagna vittoriosa, otto anni fa. Lula se l’è tenuta al fianco come un’ombra: ministro della Casa Civil (super dicastero dell’Interno) e sottosegretario alla presidenza. Lo accompagna quando incontra chi “fa girare” Wall Street ed è determinante nelle scelte che trasformano il Brasile uno dei giganti del futuro. Almeno Dilma lo spera.

A 62 anni, due mariti nel passato, una figlia, Paula – che le ha dato una nipote nata in campagna elettorale – Dilma proprio sette mesi fa (quando la campagna è cominciata) si affaccia in tv col sorriso che rallegra il suo faccione imbronciato, ma la notizia sembra un disastro: ha un cancro, linfoma che sta curando “sicura di guarire”. Si mormora dell’esultanza segreta di Serra e delle voci che corrono tra chi deve votare: come affidare il Brasile a una donna e che per di più sta male? Al suo fianco appare Lula, ruoli invertiti sugli ultimi schermi del braccio di ferro per il voto. Lei al centro, lui la spalla e il successo torna travolgente. “Essere eletta la prima volta al primo turno vuol dire che è più brava di me: siete d’accordo?”. “Nooo”, risponde il delirio delle voci. Bravi tutti e due.

Dilma sta imparando a fare da sola anche se forse dovrà rimandare la festa. La corruzione sta sfiorando il governo e per sedersi nella poltrona di Lula forse dovrà aspettare fine ottobre. I grandi giornali criticano le distrazioni del presidente tanto amato: ha lasciato mano libera a certi suoi politici dalle mani non pulite. E Lula risponde: è solo l’ultimo fastidio. Non hanno mai sopportato che un operaio rimettesse a posto i conti del paese. Il gradimento di Dilma alcuni giorni fa era sceso al 49 per cento, ma gli ultimi sondaggi la danno al 52%, In ogni caso, il 50 più uno è lì, a pochi voti.

LULA “O ANALFABETO”

mercoledì, settembre 29, 2010
posted by admin 11:42 AM

president-lula

É pouco ou quer mais?

FHC, o farol, o sociólogo, entende tanto de sociologia quanto o ex-governador de São Paulo e candidato, José Serra, entende de economia. Lula, que não entende de sociologia, levou mais 50 milhões de miseráveis e pobres à condição de consumidores; que não entende de economia, pagou as contas de FHC, zerou a dívida com o FMI e ainda empresta algum aos ricos.

Lula, “o analfabeto”, não privatizou as estatais, como fez o FHC, e as fortaleceu, tanto que hoje a Petrobrás é a 2º maior empresa de Petróleo do mundo e caminhando para ser a 1º. Os tucanos, capitaneados pelo FHC e pelos ex-governadores José Serra e Aécio Neves, querem por que querem voltar ao poder, para doarem aos grandes amigos (”Mui Amigos”) empresários, o Banco do Brasil, Caixa Econômica Federal, Petrobrás, Eletrobrás, BNDS, etc…

Lula, o “analfabeto”, que não entende de educação, criou mais escolas e universidades que seus antecessores juntos, e ainda criou o PRÓ-UNI, que leva o filho do pobre à universidade.

Lula, que não entende de finanças nem de contas públicas, elevou o salário mínimo de 64 para quase 300 dólares, e não quebrou a previdência como queria FHC.

Lula, que não entende de psicologia, levantou o moral da nação e disse que o Brasil está melhor que o mundo. Embora o PIG – Partido da Imprensa Golpista, liderados pela Organizações Globo, Grupo Folha e Grupo Abril que entende de tudo, diga que não.

Lula, que não entende de engenharia, nem de mecânica, nem de nada, reabilitou o Proálcool, acreditou no biodiesel e levou o país à liderança mundial de combustíveis renováveis.

Lula, que não entende de política, mudou os paradigmas mundiais e colocou o Brasil na liderança dos países emergentes, passou a ser respeitado e enterrou o G-8.

Lula, que não entende de política externa nem de conciliação, pois foi sindicalista brucutu, mandou às favas a ALCA, olhou para os parceiros do sul, especialmente para os vizinhos da América Latina, onde exerce liderança absoluta sem ser imperialista.

Lula, que não entende de mulher nem de negro, colocou o primeiro negro no Supremo Tribunal Federal (Ministro Joaquim Barbosa, desmoralizado pelos brancos de olhos azuis), uma mulher no cargo de primeira ministra, e pode fazê-la sua sucessora.

Lula, que não entende de etiqueta, sentou ao lado da rainha e afrontou nossa fidalguia branca de lentes azuis.

Lula, que não entende de desenvolvimento, nunca ouviu falar de Keynes, criou o PAC, antes mesmo que o mundo inteiro dissesse que é hora de o Estado investir, e hoje o PAC é um amortecedor da crise.

Lula, que não entende de crise, mandou baixar o IPI e levou a indústria automobilística a bater recorde de produção e vendas.

Lula, que não entende de português nem de outra língua, tem fluência entre os líderes mundiais, é respeitado e citado entre as pessoas mais poderosas e influentes no mundo atual. Foi eleito o homem do ano de2009, e é favorito para ganhar o Premio Nobel da Paz em 2010.

Lula, que não entende de respeito a seus pares, pois é um brucutu, já tinha empatia e relação direta com Bush – notada até pela imprensa americana – e agora tem a mesma empatia com Obama.

Lula, que não entende nada de sindicato, pois era apenas um agitador, é amigo do tal John Sweeny e entra na Casa Branca com credencial de negociador, lá, nos “States”.

Lula, que não entende de geografia, pois não sabe interpretar um mapa, é ator da mudança geopolítica das Américas e do mundo.

Lula, que não entende nada de diplomacia internacional, pois nunca estará preparado, age com sabedoria em todas as frentes e se torna interlocutor universal.

Lula, que não entende nada de história, pois é apenas um locutor de bravatas, faz história e será lembrado por um grande legado, dentro e fora do Brasil.

Lula, que não entende nada de conflitos armados nem de guerra, pois é um pacifista ingênuo, já é cotado pelos Palestinos para dialogar com Israel.

Lula, que não entende nada de nada, de longe é o melhor que todos os outros. Tem uma aprovação popular de quase 85% dos brasileiros. +-170.000.000 de brasileiros aprovam o seu governo.

Pense, o que este homem faria, se entendesse de alguma coisa!

Pedro R. Lima,
professor de Enonomia – UERJ

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Questa è una grande dimostrazione di come dovrebbe funzionare la democrazia e la libertà di espressione. Non servono botte, lanci di pietre o altro del genere. Basta semplicemente fargli sentire il fiato sul collo. Urlarli contro al punto che sono costretti ad andarsene. Nessuna violenza. Quindi non possono etichettarti come esagitati o pazzi scatenati. Quello che spaventa la classe dirigente truffaldina è la massa “intelligente” non quella che tira calci e pugni.
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Il senatore azzurro era ospite del Parolario. Il suo intervento doveva ruotare attorno ai presunti diari di Mussolini

Gran pieno di pubblico, dentro e fuori il tendone nel centro di Como dove Marcello Dell’Utri avrebbe dovuto parlare dei suoi, probabilmente falsi, diari del Duce. Erano tutti lì per lui. Ma non tutti per ascoltarlo. Alcuni, giovanissimi, erano arrivati perché avevano visto su Facebook il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. Massimo e i suoi amici avevano mandato una pioggia di email e avevano autoprodotto un po’ di volantini, piccolissimi, su cui era riportata la parte finale della condanna a Dell’Utri in appello, a sette anni per “concorso nelle attività dell’associazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra”.
Armando Torno, giornalista, saggista e amico del senatore Pdl, ha preso la parola in perfetto orario. Ma quando ha passato la parola, è partito il primo intervento non programmato dal pubblico: “Ma vi sembra giusto aver invitato qui un condannato in appello a sette anni per mafia?”. Si scatena un applauso e poi cori, slogan, canti che si fermeranno solo mezz’ora più tardi, quando Dell’Utri, sconfitto, scende dal palco e se ne va. Doveva essere uno dei tanti incontri di fine estate in riva al lago di Como, organizzato dall’associazione “ParoLario”. Invece si è tramutato in una clamorosa sconfitta per il senatore. Subito sette ragazzi del gruppo Facebook si sono schierati: avevano indossato magliette bianche su cui avevano scritto, con il nastro adesivo nero, una sola lettera dell’alfabeto. Ma visti insieme, componevano una parola: “Mafioso”. Fermàti e identificati, insieme a un amico colpevole di avere indosso una maglietta rossa. Un altro gruppo di ragazzi stende il suo striscione: “Marcello, baciamo le mani”. Un ragazzo intanto si è fatto sotto il palco sventolando un libro che voleva regalare al senatore: “Dossier Mangano” (Kaos editore). L’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) di Como distribuiva un volantino in cui criticava la scelta di “aver invitato un condannato per mafia, noto per le sue numerose dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini”.

Il locale Comitato per la difesa della Costituzione, invece, nel suo volantino non lo nominava neppure, Dell’Utri, ma faceva un elenco dei morti ammazzati, da Giorgio Ambrosoli a Carlo Alberto Dalla Chiesa, contrapposti al mafioso Vittorio Mangano, sotto il titolo “Felice il popolo che non ha bisogno di eroi”. Qualcuno di Rifondazione comunista fa partire il coro: “Bella ciao”, che unisce giovani e vecchi, antimafiosi e antifascisti. Stupiti loro stessi di essere così tanti. Rigorosi ma pacifici. Nessun gruppo organizzato da catalogare come “estremisti dei centri sociali”, solo ragazze e ragazzi in t-shirt e canottierina, o cittadini più maturi, sorridenti e felici, per questo pomeriggio di sole in riva al lago di Como.

Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/