Biocarburanti. In Brasile le cose si fanno sul serio.
L’esperienza del Brasile nel settore dei biocarburanti non nasce certamente oggi. Il Brasile rappresenta un esempio storico cui far riferimento per l’utilizzo massivo dei biocarburanti. Da 30 anni il grande paese sudamericano produce e utilizza una speciale benzina derivata dalla canna da zucchero attuando il programma denominato “Proalcol”. L’esperienza del brasile è citata in quasi tutti i libri di merceologia senza aver mai goduto di grande credibilità sui mass media e presso l’opinione pubblica occidentale.

Dal primo Gennaio di quest’anno, sarà obbligatorio introdurre nella miscela che costituisce il gasolio, almeno il 2% di biodiesel. Il tutto, spiega il Ministro Nelson Hubner servirà per avere un’alternativa energetica nonchè per aiutare la riduzione di anidride carbonica.
Ad oggi il Brasile conta 44 impianti autorizzati alla produzione di biodiesel più 17 che entreranno in funzione entro la fine del 2008. I litri di carburante richiesti con la legge del 2% si attestano sugli 800 milioni, ma si calcola se ne possano produrre almeno tre volte tanto.
Il governo federale del Brasile ha deciso di continuare sulla strada dei biocarburanti sostenendo la nascita di una filiera produttiva di biodiesel stanziando fondi per la formazione e l’assistenza tecnica degli agricoltori, defiscalizzando le piccole imprese agricole a carattere famigliare. Il nuovo programma sui biocarburanti è finalizzato ad incrementare la produzione nazionale di biodiesel, carburante estratto soprattutto da prodotti agricoli locali come il girasole, la palma e il ricino. Si pone come obiettivo la copertura del 5% della domanda interna di diesel entro il 2007.
Il principale vantaggio è chiaramente di tipo politico-economico. L’autoproduzione interna di carburanti riduce la dipendenza dall’estero del Brasile. Oggi il Brasile importa il 10% della domanda interna di diesel per una spesa complessiva di un miliardo di dollari, entro il 2005 il governo risparmierà il 16% della spesa per effetto del programma di produzione interna di biodiesel.
La crescita della domanda di girasole, palma e ricino per fini energetici favorirà anche la redistribuzione economica nelle zone depresse del Brasile. Le produzioni agricole di girasole e palma sono concentrate soprattutto nelle zone povere del nord est sotto forma di coltivazioni microframmentate. Nell’articolo pubblicato su D-Repubblica viene stimato un impatto occupazione di 44.000 posti di lavoro addizionali nel 2005 e 250.000 nei prossimi anni. Secondo il presidente Lula il programma rappresenta una grande opportunità di sviluppo economico per le zone depresse del paese.

Il terzo vantaggio del programma sarà di natura ambientale. Le minori emissioni di carbonio ed il completo azzeramento delle emissioni di zolfo contribuiranno ad un minore impatto ambientale. Quest’ultimo è forse l’ultimo dei problemi per un paese in via di sviluppo come il Brasile, l’esperienza della deforestazione dell’Amazzonia lo ha dimostrato in molte occasioni, ma è decisamente importante per contrastare il problema dell’inquinamento e del surriscaldament globale.
L’esperienza del Brasile dimostra come lo sviluppo economico, la redistribuzione della ricchezza ed il rispetto ambientale sembrano poter trovare un giusto equilibrio.
http://www.ecoblog.it/post/4998/in-brasile-obbligatorio-biodiesel-al-2
http://www.ecoage.it/biodiesel-in-brasile.htm


























































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