I brasiliani… i nuovi arabi..!!
LA SCOPERTA DI UN ENORME GIACIMENTO DI PETROLIO PONE IL BRASILE AL PARI DELL’ARABIA SAUDITA IN TERMINI DI RISERVE
In effetti la notizia bomba è stata annunciata dalla Petrobras (alla notizia, le azioni dell’azienda brasiliana nella borsa di San Paolo hanno subito un’impennata di oltre il 15 per cento!!) dopo la scoperta dell’impressionante giacimento di TUPI.
Un’immensa ricchezza petrolifera sepolta sotto una spessa coltre di sale, un Paese che si trasforma in “gigante energetico” e un presidente che promette di creare una seconda compagnia petrolifera che destina i suoi proventi ai programmi sociali. Potrebbe sembrare un’invenzione letteraria di Jorge Amado, invece è la cronaca politica ed economica che arriva dal Brasile in queste ultime settimane.
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Petrobras, una delle aziende petrolifere maggiori al mondo. |
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Petrobras ha acquisito la più avanzata tecnologia del pianeta. Negli ultimi mesi ha investito un miliardo di dollari, la produzione inizierà nel marzo 2009 e sarà pari a 100mila barili al giorno e 3,5 milioni di metri cubi di gas. Dal 2017 la produzione aumenterà. Intanto è quasi ultimata la costruzione di un’enorme piattaforma sommergibile, chiamata P-51, equipaggiata per 200 persone, un peso di 48mila tonnellate e una capacità di estrazione che a regime sarà di 180mila barili di petrolio al giorno.
Tanta ricchezza energetica può proiettare il Brasile nell’Olimpo dei grandi Paesi produttori, ma può anche provocare la “maledizione olandese”, ovvero quella nemesi che punisce i possessori di grandi risorse naturali. Ecco perché Lula ha annunciato la “revisione” del modello di sfruttamento petrolifero brasiliano. Si tratta della creazione di una nuova società petrolifera (che affiancherebbe Petrobras) con una mission ben precisa: supportare programmi sociali. La compagnia sarebbe caratterizzata da una maggiore presenza dello Stato nella gestione dei giacimenti appena scoperti.
In realtà la zona esplorata è solo una piccola parte della fascia costiera che si estende per ben 800 km dallo stato di Espirito Santo fino a quello di Santa Caterina, potenzialmente ricchissima in petrolio e gas.Il Brasile è attualmente solo al 17° posto tra i paesi con riserve di petrolio ma questa scoperta lo pone almeno in 8° posizione al pari dell’Arabia Saudita e Venezuela, ma le riserve potenziali potrebbero essere molto maggiori qualora si decidesse di esplorare l’intera zona.
Il petrolio è posto a grande profondita (il giacimento Tupi si trova sotto 2100 metri di acqua, più di 3000 metri di sabbia e rocce, e altri 2000 metri di uno duro strato di sale) ma con le tecnologie moderne non è un problema estrarlo insieme al gas.

E’ ipotizzabile quindi che il Brasile , oltre ad essere il maggior produttore al mondo di biocombustibili, diventerà tra 3-4 anni (quando gli impianti saranno in funzione) uno dei maggior esportatori mondiali anche di petrolio. Considerando che il Brasile è ricchissimo anche di tutte le altre materie prime (ferro,uranio,carbone,alluminio soia,grano,caffè,zucchero etc…) e data la crescente rilevanza strategica, conomica e politica delle materie prime, davvero come ironicamente ha riportato l’Economist “Forse che Dio stesso è brasiliano?…)
IL PROGETTO SOCIALE
La spiegazione del progetto è stata affidata ad Aloisio Mercadante, senatore del Pt (il partito dei lavoratori, lo stesso di Lula): «Ci ispiriamo al modello adottato in Norvegia dove è stato creato un fondo di 400 miliardi di dollari, con una filosofia distributiva mirata a garantire anche alle generazioni future i proventi della ricchezza petrolifera. Proprio per evitare di ridursi come l’Arabia Saudita, l’Iran e l’Iraq dove è mancata un’industrializzazione adeguata».
I timori di una gestione populista sono comunque stati fugati dal pragmatico ministro delle Miniere e dell’Energia, Edison Lobao: «La nuova legge di Lula non intaccherà gli interessi delle compagnie straniere operative negli attuali giacimenti».
Tratto anche da www.ilsole24ore.com


























































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