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Io sono cresciuto con l’idea che “andare a vivere in Brasile“, “mollo tutto e apro un bar in spiaggia” era solo un sogno, un luogo comune… Ma oggi lo è ancora..?? O forse sta diventando una buona idea??
Iniziare dinuovo in un paese fantastico dalla natura quasi incontaminata, festoso e allegro, con donne bellissime e risorse enormi.. Un paese 7 volte più grande dell’Europa e che ancora deve dare dimostrazione delle sue grandi potenzialità..
continua...
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Passione Brasile

In Brasile, colore, vita, arte ti coinvolgeranno a tal punto che una volta di ritorno in italia un piccolo pensiero di mollare tutto (la “saudade”) e trasferirti ti travolgerà… come ha travolto me.. Ma il Brasile non è solo un posto meraviglioso, è anche uno dei 4 paesi emergenti al mondo. E' una terra di grandi opportunità... Europa e stati uniti sono già in crisi... Il futuro è già in Brasile!!
Il secolo del Brasile

Per molte testate del Primo Mondo è l’uomo dell’anno e una delle personalità più influenti del pianeta. El Mundo ha intervistato Inacio Luiz Lula da Silva il primo presidente sindacalista del Brasile.
I brasiliani usavano dire che il loro Paese era “il Paese del futuro”, ma di un futuro lontano… crede che finalmente sia arrivato?
Sono convinto che il XXI secolo sia il secolo del Brasile. Viviamo un momento eccezionale... continua...
Mr. Obama in playback…!

Il Presidente degli Stati Uniti è veramente l'uomo più potente del mondo??. br> O ci sono delle persone che lo manovrano come un pupazzo..?
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Wow... Bellissimo blog e anima brasiliana.. ...
stefano
questo blog è bellissimo complimenti vorrei tanto venire in ...
micheli gobbi
Saremmo veramente felici se la vostra mitica pagina possa sp...
NATY
O SITO E' NOTA 10!!!!!!!!!!!!!!!!!! TORNO PRESTO MEU BRASIL...
bruno
Ciao Marco ho visitato con molto entusiasmo il tuo Blog f...
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Profitti alle banche e perdite ai cittadini? L’Islanda dice no!

I cittadini Islandesi non vogliono pagare i debiti delle banche e firmano una petizione.
Ora deciderà il Referendum.
Olafur Ragnar Grimsson, presidente della Repubblica d’Islanda, ha deciso di non firmare una controversa legge che prevede il rimborso di oltre 5 miliardi di dollari al Regno Unito e ai Paesi Bassi: al posto del discusso testo normativo verrà invece indetto un referendum, a seguito della petizione presentata da ben 60.000 cittadini. Quali sono i motivi di tanta opposizione alla legge? Quest’ultima è stata progettata per ricompensare quei governi che hanno perso tutti i loro risparmi a seguito del fallimento di Icesave, la banca islandese che ha dichiarato bancarotta nel 2008, agli albori della crisi economica. Il testo era stato approvato lo scorso 30 dicembre dal parlamento della nazione scandinava, l’Althing, ma è necessaria in questi casi anche l’approvazione del presidente. Alcune fonti parlano chiaramente di una vasta percentuale di islandesi (addirittura il 70%) pronta a votare no al quesito referendario. Sarà ora compito del governo di Reykjavik decidere come procedure: le possibilità sono sostanzialmente due, prendere in considerazione l’esito del referendum, oppure riaprire i negoziati con Regno Unito e Olanda circa le modalità di rifinanziamento.
I cittadini si sono opposti immediatamente alla legge, spiegando come ritengano ingiusto essere costretti a pagare per gli errori commessi dalle banche: in effetti, il rimborso in questione si sarebbe riversato sui contribuenti, i quali avrebbero dovuto versare 12.000 euro a testa per la totale compensazione del debito. Le uniche preoccupazioni del parlamento islandese sono per il momento quelle relative all’immagine dell’Islanda all’estero dopo queste vicende controverse. In effetti, cresce il risentimento di Londra e Amsterdam, le quali vedono nella nazione nordica l’atteggiamento di chi non vuole entrare a far parte del sistema finanziario internazionale. La situazione è davvero drammatica: è a rischio l’ingresso nell’Unione Europea dello Stato e, inoltre, l’agenzia di rating Fitch ha provveduto a declassare il rating islandese al livello BB+, ma non si può nemmeno negare il diritto della gente di esprimere le proprie opinioni circa la politica interna.
Come si è giunti a questo vero e proprio dramma economico? Le banche islandesi hanno cominciato a fallire a ottobre 2008, costringendo il governo di Reykjavik ad assumerne il controllo; un mese dopo, il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un prestito da 2,1 miliardi di dollari per il paese, mentre il 2009 è stato caratterizzato soprattutto dal rifiuto di Gran Bretagna e Olanda di accettare i termini di pagamento del rimborso dei propri correntisti. La decisione del presidente Ragnar Grimsson è stata presa soprattutto per venire incontro alle reazioni della gente: sono in molti a credere che l’Islanda stia pagando un prezzo eccessivamente alto per la sua crisi interna, ma c’è anche chi è convinto che la legge sia un passaggio fondamentale per la ripresa economica.
A questo punto bisogna affidarsi solamente al referendum, con la speranza che possa essere lo strumento più giusto e risolutivo per venire incontro agli islandesi e alla loro voglia di uscire dalla congiuntura economica negativa.
Tratto da: http://periodicoitaliano.info/














































[...] l’Islanda ha dichiarato default, e lo ha fatto con uno strumento democratico, che e’ il referendum. Questo atto probabilmente li portera’ fuori dall’ FMI (beati loro) e potrebbe , come [...]