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Io sono cresciuto con l’idea che “andare a vivere in Brasile“, “mollo tutto e apro un bar in spiaggia” era solo un sogno, un luogo comune… Ma oggi lo è ancora..?? O forse sta diventando una buona idea??
Iniziare dinuovo in un paese fantastico dalla natura quasi incontaminata, festoso e allegro, con donne bellissime e risorse enormi.. Un paese 7 volte più grande dell’Europa e che ancora deve dare dimostrazione delle sue grandi potenzialità..
continua...

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Finalmente è on-line il nostro nuovo Forum.
Molti di Voi ci chiedono consigli e diventa difficile rispondere a tutti. Allora abbiamo pensato di aggiungere un Forum in cui possiamo incontrarci e scambiarci informazioni e dritte sul Brasile..









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In Brasile, colore, vita, arte ti coinvolgeranno a tal punto che una volta di ritorno in italia un piccolo pensiero di mollare tutto (la “saudade”) e trasferirti ti travolgerà… come ha travolto me.. Ma il Brasile non è solo un posto meraviglioso, è anche uno dei 4 paesi emergenti al mondo. E' una terra di grandi opportunità... Europa e stati uniti sono già in crisi... Il futuro è già in Brasile!!

Il secolo del Brasile



Per molte testate del Primo Mondo è l’uomo dell’anno e una delle personalità più influenti del pianeta. El Mundo ha intervistato Inacio Luiz Lula da Silva il primo presidente sindacalista del Brasile.
I brasiliani usavano dire che il loro Paese era “il Paese del futuro”, ma di un futuro lontano… crede che finalmente sia arrivato?
Sono convinto che il XXI secolo sia il secolo del Brasile. Viviamo un momento eccezionale... continua...

Cidade maravilhosa..



Cidade maravilhosa Il video ufficiale di presentazione di Rio de Janeiro per le Olimpiadi 2016

Lula, o Filho do Brasil



Lula, o Filho do Brasil Il film sulla vita del presidente Luiz Inacio Lula da Silva che arriverà nelle sale brasiliane a gennaio.

Italia e Brasile a confronto



Economia e sistema bancario di Italia e Brasile a confronto. L'economista Eugenio Benettazzo (ha previsto questa crisi in un libro anni fa..) parla di economia e sistema bancario in Italia e Brasile

Mr. Obama in playback…!



Il Presidente degli Stati Uniti è veramente l'uomo più potente del mondo??. O ci sono delle persone che lo manovrano come un pupazzo..?
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Mollo tutto.. vendo appartamento con area ufficio/negozio prov. Udine.

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State pe mettervi in viaggio per la prima volta per il Brasile? In questa sezione troverete alcune informazioni assolutamente da sapere!!





Il Carnevale..

Il Carnevale Brasiliano è una esplosione di sfrenata allegria e grande divertimento, una delle feste più grandi e coinvolgenti del mondo. Il carnevale è sopratutto Samba..












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Archive for the ‘Il sociale’ Category

Campanha Nacional pelo Limite da Propriedade de Terra

lunedì, marzo 8, 2010
posted by admin 10:58 AM

propriedade-da-terra

Criada em 2000 pelo Fórum Nacional pela Reforma Agrária e Justiça (FNRA), a Campanha pelo Limite da Propriedade da Terra: em defesa da reforma agrária e da soberania territorial e alimentar, é uma ação de conscientização e mobilização da sociedade brasileira para incluir na Constituição Federal um novo inciso que limite às propriedades rurais em 35 módulos fiscais. Áreas acima dos 35 módulos seriam automaticamente incorporadas ao patrimônio público.

Costituita nel 2000 dal Forum Nazionale per la Riforma Agraria e la Giustizia (FNRA), la campagna volta a limitare la proprietà della terra: in difesa della riforma agraria e la sovranità territoriale e alimentare è un atto di consapevolezza e mobilitazione della società brasiliana per includere nella Costituzione federale una nuova sezione che limita l’esternsione della proprietà in 35 moduli fiscali. Aree al di sopra del 35 moduli sarebbe automaticamente inseriti in proprietà pubblica.

In Brasile c’è molta terra, ma è concentrata nelle mani di poche persone. Forse, un referendum potrebbe “rimettere le cose a posto”.

Un altro atto di lotta per la giustizia sociale (vedi anche O Petroleo tem que ser nosso) da parte di uno dei paesi maggiormente impegnato non nel profitto, ma nella ricerca della giustizia sociale.

Sito ufficiale: http://www.limitedapropriedadedaterra.org.br/

Regina del Carnevale a 7 anni, polemica in Brasile.

lunedì, febbraio 15, 2010
posted by admin 12:37 PM

carnevale_rio

MILANO - È polemica alla vigilia del Carnevale di Rio de Janeiro dopo che Julia Lira, una bambina di soli sette anni, è stata eletta «regina» del samba: la piccola avrà il ruolo da protagonista nella famosa parata allegorica brasiliana, accanto alle sexy madrine svestite o in tanga. Le organizzazioni per i diritti dei minori sono salite sulle barricate e un giudice si esprimerà nei prossimi giorni.

INAPPROPRIATA – Lei è stata definita la «Shirley Temple del samba», ma la scelta di far sfilare Julia la prossima settimana nel sambodromo di Rio de Janeiro ha acceso il dibattito in tutto il Brasile. La piccola è stata eletta madrina del «drum corps» della nota scuola di samba Viradouro. E se finora i brasiliani sono stati abituati a vedere di tutto durante il mega-party che si svolge una volta l’anno, la scelta ha destato non poche perplessità. Per questo motivo un giudice sta esaminando la possibilità di impedirle di partecipare alla sfilata. Un’organizzazione pubblica per la tutela dei minori in Brasile ha ammonito: «Julia è troppo giovane per ballare e del tutto inappropriata per assumere il tipico atteggiamento sensuale riservato finora alle ballerine adulte». Tuttavia, il papà della bambina – anche presidente del gruppo Viradouro – controbatte spiegando che sua figlia ha un talento naturale e che ballare la samba durante gli ottanta minuti della parata e nel caldo soffocante non rappresenta alcun problema. «Julia ha la grinta necessaria per essere regina del carnevale. È incredibilmente seria quando sale sul palco e se un uomo avverte una sorta di eccitazione nel vedere una bambina di sette anni è meglio che si faccia visitare da un dottore», ha precisato Marco Lira al diffusissimo giornale “O Globo”.

Tratto da: http://www.corriere.it/

Il XXI secolo sarà il secolo del Brasile

venerdì, febbraio 12, 2010
posted by admin 8:00 AM

O_Espirito_de_Rio_de_Janeiro_by_NoamM

Per molte testate del Primo Mondo è l’uomo dell’anno e una delle personalità più influenti del pianeta. Come la collega cilena Michelle Bachelet lascerà il potere all’apice della popolarità e, come lei, non cerca la rielezione, ossessione di molti presidenti latinoamericani. El Mundo ha intervistato Inacio Luiz Lula da Silva e in fondo è bello chiudere l’anno con il primo presidente sindacalista del Brasile. Chi vuole leggere l‘intervista in lingua originale la trova qui

-I brasiliani usavano dire che il loro Paese era “il Paese del futuro”, ma di un futuro lontano… crede che finalmente sia arrivato?
Sono convinto che il XXI secolo sia il secolo del Brasile. Viviamo un momento eccezionale. Nonostante la crisi, abbiamo creato quest’anno più di 1,4 milioni di posti di lavoro, mentre un milione di posti di lavoro è stato sacrificato nei Paesi ricchi. Anche gli investimenti hanno ripreso a crescere in modo vigoroso e in tutti i settori dell’economia si respira ottimismo e fiducia. Abbiamo conquistato la stabilità democratica per la solidità delle istituzioni e per il rispetto delle libertà civili e stiamo vincendo la più grande delle nostre sfide: ridurre la povertà e le disuguaglianze sociali.
- Il suo Governo è riuscito a ridurre la povertà, è un fatto. Un vecchio proverbio cinese dice: “Regala un pesce a un uomo e lo alimenterai per un giorno, insegnagli a pescare e lo alimenterai per il resto della sua vita”. Lei crede di aver fatto assistenzialismo o di aver tolto dalla povertà persone che potranno valersi per se stesse quando termineranno i programmi di aiuto? Ha regalato pesce o canne da pesca?
E’ un proverbio molto popolare anche in Brasile. Per questo non stiamo regalando niente. Quello che stiamo facendo è aiutare le persone ad aiutare se stesse. Le famiglie ricevono aiuto solo se tutti i figli hanno un buon rendimento scolare e la famiglia riceve attenzione medica. Con questo ci assicuriamo che la prossima generazione di brasiliani avrà tutte le condizioni per contribuire produttivamente alla società, senza più essere prigioniera della povertà o dell’assistenzialismo, che l’unica cosa che ottiene è riprodurre povertà.
- Quest’anno abbiamo visto un elicottero della polizia abbattuto da malavitosi a Río de Janeiro. Non è la droga il grande nemico della democrazia in America Latina? Cosa ha fatto il suo Governo? E’ un problema che può essere affrontato da ogni Paese o sarebbe necessaria un’azione politica coordinata tra vari Paesi colpiti dallo stesso problema?
Nell’ambito dell’UNASUR si sta creando un consiglio dedicato a combattere il narcotraffico. Parte della soluzione di questo complesso problema è la riduzione della povertà e delle disuguaglianze. Un’altra parte è la creazione di opportunità di istruzione per tutti
- Oltre che per le dichiarazioni retoriche, servono a qualcosa i vertici dei Paesi dell’America Latina? Mi citi un risultato concreto
I vertici regionali sono opportunità, soprattutto perché i leaders costruiscano un dialogo e fiducia mutua. I suoi risultati pratici sono patenti nel consolidamento dell’integrazione regionale con il Mercosur e l’aumento del commercio regionale. Più recentemente l’UNASUR ha già dimostrato il suo valore per mezzo di un’azione efficace per contenere la minaccia alla stabilità boliviana in un momento di grande tensione politica.
- Ha causato stupore vederla ricevere il presidente dell’Iran, un dittatore la cui vittoria elettorale è stata messa in discussione e che ha represso sanguinosamente l’opposizione. Sorprende che qualcuno che ha lottato contro una dittatura si pieghi a questo. Cosa ha da dire?
Il presidente dell’Iran Mahmud Ahmadineyad si è presentato alle elezioni e ha ottenuto il 62% dei voti. Nonostante le discussioni dell’opposizione, si sono celebrate delle elezioni all’interno di regole in cui non si è vulnerata la Costituzione del Paese. Abbiamo con l’Iran una relazione commerciale densa e non crediamo che mettendolo contro la parete lo attrarremmo alle buone cause. E’ necessario creare uno spazio per il dialogo e la conversazione, per non provocare una reazione controproducente.
- Il Brasile si è impegnato molto nella crisi in Honduras e poco o niente nella tensione tra Colombia e Venezuela. Perché? Visto con la prospettiva del tempo, non è stato un errore dare asilo nell’ambasciata brasiliana al presidente Zelaya?
Nel caso di Colombia e Venezuela, il Brasile ha sviluppato a diversi livelli, compresa l’UNASUR, un atteggiamento moderatore ed è arrivato a proporre uno schema di monitoraggio della frontiera, anche con la collaborazione della Spagna. In quanto al golpe contro il presidente Zelaya, la posizione brasiliana è stata chiara, in sintonia con la nostra tradizione diplomatica e con le manifestazioni della comunità internazionale; non c’è più posto per i colpi di Stato in America Latina.
- Il suo ministro e candidata Dilma Rousseff non ha il suo carisma. Crede che questo possa pregiudicarla nelle elezioni del prossimo ottobre?
Vedo la prospettiva elettorale con molto ottimismo.Abbiamo una candidata di grandi qualità, che conosce molto bene il governo e ha una grande sensibilità sociale, grande capacità di leadership e di gestione della macchina pubblica
- Abbiamo lasciato per la fine una domanda compromettente. Finale della Coppa del Mondo di Calcio 2010 in Sudafrica, giocano Spagna e Brasile, faccia il suo pronostico
Il mio cuore sta con il Brasile, ma vinca il migliore.

Tratto da: http://rottasudovest.blog.lastampa.it/

Lavoro in Brasile: Gennaio record

martedì, febbraio 9, 2010
posted by admin 12:00 PM

carlos_lupi

Il ministro del Lavoro brasiliano Carlos Lupi, del Partido democrático trabalhista, ha detto che i dati preliminari in suo possesso indicano che quello appena trascorso é stato il miglior gennaio di sempre, per quanto riguarda la creazione di posti di lavoro. Dovranno quindi essere superarati i 142mila nuovi impieghi del gennaio 2007. Nel corso dell’anno, secondo il ministro, si dovrebbe creare il doppio dei 995mila posti di lavoro com carteira assinada, ossia formali, generati nel Paese nel 2009.

La sua stima di 2 milioni di nuovi impieghi é molto piú ottimistica rispetto a quella del ministro dell’Economia Guido Mantega, per il quale l’obiettivo resta quota un milione e cinquecentomila.

Fonte: http://musibrasil.net/

“Dall’inizio alla fine”. Incesto e omosessualità in un film brasiliano

lunedì, ottobre 26, 2009
posted by admin 7:00 AM

A voler essere un po’ bastardi ci sarebbe da dire che un film come Da comeco ao fim (Dall’inizio alla fine) in Italia non lo vedremo mai e naturalmente spero vivamente di essere smentito.

Il film è in uscita a fine mese in Brasile ed il trailer su Youtube sta collezionando centinaia di migliaia di visualizzazioni trasformando la pellicola di Aluisio Abranches in uno dei film più attesi della stagione.

do-comeco-ao-fim

Ma di che si tratta? Perchè dico che in Italia non lo vedremo?
Perchè il film racconta di un doppio tabù.
Al centro della vicenda ci sono due fratelli, nati dalla stessa madre ma da due diversi padri, che stringono un legame molto forte in età giovanile.
Si proteggono, si difendono, si amano.
Un rapporto che immagino tra fratelli rimanga spesso nascosto dietro ai più evidenti scontri quotidiani ed alle inevitabili gelosie.

Poi succede che i bambini crescono, diventano ragazzi e assumono consapevolezza di se.
Il forte amore fraterno si trasforma in altro e diventa amore fisico e mentale, e di fronte a questo amore tutto passa in secondo piano, compreso il fatto che siano due uomini e che siano fratelli.
Inevitabili gli scontri che seguono e le difficoltà con la famiglia e la società.

Il trailer è poesia e sembra raccontare con linguaggio lieve una storia difficile.
Ma soprattutto l’impressione è che Dall’inizio alla fine racconti una storia d’amore, una passione mentale e fisica che non può fermarsi di fronte a stupidi tabù.

Questo è quanto.
Ora staremo a vedere  se la pellicola riuscirà a districarsi tra il Vaticano e la Binetti per trovare uno spazio di distribuzione in Italia.
Incestoomosessualità in un colpo solo  sarano troppo per gli occhi dei condizionabili spettatori italiani?
Qui di seguito, ovviamente, il trailer.

Fonte: http://www.soloparolesparse.com/

Fondo Monetario: il Brasile nel club dei ricchi

martedì, ottobre 13, 2009
posted by admin 9:54 AM

reals

La notizia arriva da quella roccaforte della finanza che è il Fondo Monetario Internazionale. Il Brasile ha annunciato di essersi formalmente impegnato ad acquistare obbligazioni per dieci miliardi di dollari proprio dell’FMI. In parole semplici dopo anni in cui ha ricoperto il ruolo di paese debitore il paese verde oro passa dall’altra parte della barricata trasformandosi in paese creditore. Ad annunciarlo il ministro delle Finanze in persona Guido Mantega che ha consegnato al direttore del Fondo Monetario, Dominique Strauss-Kahn, una lettera che conferma “la decisione di contribuire ad accrescere le risorse disponibili per il Fmi” durante l’assemblea annuale del Fondo. L’obiettivo, nello specifico, oltre ad andare per la prima volta “a credito” è di contare di più in sede di votazioni.

Per il Brasile si tratta di un cambiamento di prospettive importantissimo che si aggiunge al boom economico, geopolitico e culturale che il paese sta vivendo, ben simboleggiato dalla recente assegnazione delle Olimpiadi 2016. Il presidente Lula del resto l’aveva detto ai suoi elettori. La crisi internazionale è per il Brasile una “marolinha”, una piccola onda. E i numeri gli stanno dando ragione dalla crescita del 14% dei crediti concessi dalle banche negli ultimi mesi, il tasso di sconto per la prima volta da 45 anni sotto il 10% al Pil che per il 2010 si prevede cresca almeno del 5 %. Del resto basta farsi una passeggiata per San Paolo, considerata la capitale finanziaria del paese per rendersi conto che il Brasile sta accedendo a quel ristretto parterre composto dai giganti della terra al pari di Cina e India. 830 jet privati solcano ogni giorno i suoi cieli, nel 2009 si è registrata la maggior vendita al mondo di Ferrari e di Rolls-Royce e per i patiti dello shopping ci sono ben quattro negozi di Tiffany, tre di Bulgari. Prove generali di un paese in trasformazione.

Fonte: http://blog.panorama.it/

Brasile, scende la povertà e la disuguaglianza sociale

mercoledì, settembre 23, 2009
posted by admin 11:37 AM
Un rapporto dell’istituto brasiliano di geografia e satistica mostra come nel paese sudamericano tutti gli indicatori di crescita e sviluppo  si siano confermati in rialzo nel 2008. L’indice di disuguaglianza è al minimo storico riducendosi del 9, 2 per cento. Povertà in calo (-12 per cento), incremento dell’istruzione e anche una maggiore informatizzazione del paese.
Nonostante questi dati però, lo scorso anno il 52 per cento delle famiglie è sopravvissuto senza un reddito regolare e con meno di 150 euro al mese.
Il presidente Luiz Ignacio Lula da Silva ha commentato i dati avvertendo che “lo sviluppo è stato lento, grado per grado, ma stimo migliorando la vita delle persone…l’importante è che quando arriverà qualcun’ altro a governare continui sulla stessa linea”.
I dati del rapporto non prendono atto degli effetti della crisi economica. E’ quindi facile immaginare che il rapporto dell’anno prossimo non sarà altrettanto positivo.

crescitabrasileUn rapporto dell’istituto brasiliano di geografia e satistica mostra come nel paese sudamericano tutti gli indicatori di crescita e sviluppo  si siano confermati in rialzo nel 2008. L’indice di disuguaglianza è al minimo storico riducendosi del 9, 2 per cento. Povertà in calo (-12 per cento), incremento dell’istruzione e anche una maggiore informatizzazione del paese.

Nonostante questi dati però, lo scorso anno il 52 per cento delle famiglie è sopravvissuto senza un reddito regolare e con meno di 150 euro al mese.

Il presidente Luiz Ignacio Lula da Silva ha commentato i dati avvertendo che “lo sviluppo è stato lento, grado per grado, ma stimo migliorando la vita delle persone…l’importante è che quando arriverà qualcun’ altro a governare continui sulla stessa linea”.

I dati del rapporto non prendono atto degli effetti della crisi economica. E’ quindi facile immaginare che il rapporto dell’anno prossimo non sarà altrettanto positivo.

Fonte

http://www.peacereporter.net

Brasile, petrolio contro la povertà

martedì, giugno 16, 2009
posted by admin 12:21 PM

Nazionalizzare il petrolio per sostenere i 60 milioni di poveri del paese. Ma Lula non sembra interessato all’iniziativa popolare che consentirebbe allo stato di riappropriarsi di Petrobras.

La questione petrolifera è tornata recentemente alla ribalta anche in Brasile grazie al lancio di una petizione che intende raccogliere un milione e trecentomila firme per sottoporre a referendum un progetto di legge popolare volto a chiedere la nazionalizzazione del petrolio da parte del governo brasiliano.

La campagna, denominata “O Petróleo tem que ser nosso”, è stata promossa in grande stile all’inizio di maggio sia allo scopo di sensibilizzare la società brasiliana su questo specifico tema sia per permettere allo Stato di tornare padrone a tutti gli effetti di Petrobrás (Petróleo brasileiro S.A.), la compagnia petrolifera che nel 1997 l’allora presidente Fernando Henrique Cardoso scelse di mettere in vendita consentendone l’acquisto delle azioni alle multinazionali tramite la legge 9478/97.

Le realtà sociali e sindacali che hanno promosso la raccolta di firme (citiamo tra gli altri il Fórum contra a privatização do petróleo e gás, la Federação unica dos petroleiros, i sindacati Cut e Conlutas, Sem terra, Movimento do atingidos por barragens e il quotidiano “Brasil de Fato”) auspicano inoltre la creazione di un fondo sociale di investimento derivante dalle ricchezze generate dal sottosuolo brasiliano in progetti di istruzione, sanità, riforma agraria, lavoro e la riduzione dell’utilizzo del petrolio a vantaggio di nuove fonti energetiche, ma la richiesta più forte nei confronti del Congresso nazionale riguarda il ritorno totale della gestione del petrolio nelle mani dello Stato.

La nazionalizzazione dei giacimenti petroliferi è un tema che da alcuni anni sta assumendo un ruolo preponderante in America latina, si pensi al passaggio sotto il controllo statale della compagnia venezuelana Pdvsa (Petróleos de Venezuela S.A.) e della boliviana Ypfb (Yacimientos petrolíferos fiscales bolivianos) e, al contrario, ai tentativi di privatizzare la messicana Pemex (Petróleos mexicanos). In seguito alle scoperte degli ultimi anni il Brasile si è trasformato nel giro di poco tempo nel detentore della terza maggiore riserva petrolifera del mondo, preceduto soltanto da Arabia Saudita e Canada e, insieme alle riserve possedute da Ecuador, Bolivia e Venezuela ha contributo a rafforzare la posizione sudamericana rispetto alle potenze economiche del nord del mondo.

Non si può parlare di questione petrolifera in Brasile tralasciando la compagnia Petrobrás, un vero e proprio colosso che fa girare l’economia di tutto il paese. In realtà, la campagna “O Petróleo tem que ser nosso” si era già sviluppata negli anni Cinquanta, quando lo scontro tra nazionalisti e sostenitori dell’ingresso del capitale straniero nel paese fu risolto dal decreto del presidente Getúlio Vargas che, tramite la legge 2004 del 3 ottobre 1953, creò Petrobrás sancendone al tempo stesso la statalizzazione.

 Sede della Petrobrás a Rio de Janeiro

Petrobrás rimase di proprietà dello stato fino alla legge Cardoso del 1997, ma è stato soltanto dieci anni più tardi, nel 2007, che la questione petrolifera è tornata di attualità in Brasile. La scoperta dei giacimenti petroliferi di Tupi (Baia di Santos, Stato di San Paolo), le cui riserve si calcolano tra gli 8 e i 18 milioni di barili di petrolio, ha di nuovo fatto emergere gli aspetti più controversi della legge 9478/97, che assegna alle imprese estrattrici la proprietà sul petrolio da loro stesse estratto per la soddisfazione di compagnie quali la portoghese Galp, l’inglese Bg (British Gas) e la spagnola Repsol: mentre il mercato petrolifero brasiliano aveva – e ha tuttora – la certezza di essere al pari di Russia, Arabia Saudita, Iran, Kuwait, Qatar e Venezuela, Petrobrás concedeva alle multinazionali la possibilità di sfruttare al meglio un bene di proprietà esclusivamente verde-oro.

Se per Lula le operazioni di esplorazione del sottosuolo e la scoperta di enormi giacimenti mai immaginati hanno rappresentato una sorta di «seconda indipendenza per il Brasile», è altrettanto vero che il paese e la sua popolazione non hanno mai beneficiato appieno di questa risorsa. «E’ necessario che la società brasiliana capisca l’importanza di tutelare le nostre ricchezze», spiegano i promotori della campagna “O Petróleo tem que ser nosso”, aggiungendo che «il paese ha la possibilità di far uscire dalla miseria i suoi 60 milioni di poveri se il petrolio tornerà ad essere interamente in mano statale e sarà colta l’occasione per sfruttare i suoi enormi proventi a scopo sociale».

A questo proposito i sostenitori della campagna hanno redatto un vero e proprio manifesto i cui punti principali chiedono la fine immediata delle aste che sono indette per assegnare lo sfruttamento dei blocchi petroliferi alle varie multinazionali di turno, una sorta di censimento di tutti i giacimenti petroliferi presenti nel paese nei quali le attività di esplorazione, produzione e trasporto siano realizzati da una Petrobrás statale al 100 per cento, misure sociali per le popolazioni abitanti nelle zone in cui si decida di realizzare nuove perforazioni, infine la mobilitazione contro tutte quelle campagne di privatizzazione che di fatto tolgono ricchezze di proprietà dei brasiliani.

E’ soprattutto il problema delle aste dei blocchi petroliferi ad essere al centro della discussione: dalla legge Cardoso del 1997 a fine 2008 ne sono già stati messi all’asta 711, da cui hanno tratto vantaggio ben 72 gruppi economici e compagnie estrattive, tra le quali Repsol e l’anglo-olandese Shell, come ha fatto notare Frei Betto, uno dei maggiori sostenitori della campagna per la nazionalizzazione. Inoltre le aste sono state promosse dall’Agência nacional do petróleo (Anp), ente costituito sempre dallo stesso governo Cardoso e che ha permesso l’acquisto di blocchi petroliferi a prezzi irrisori alle multinazionali.

Il valore del petrolio come bene sociale e come ricchezza da sfruttare per trasformare e sviluppare l’economia brasiliana a vantaggio della classi più povere della società rappresenta il motore principale di una campagna che ha fatto registrare anche la divulgazione di un documentario intitolato inequivocabilmente “O Petróleo tem que ser nosso”, previsto in uscita proprio per il mese di giugno. Il regista, Peter Cordenonsi, ha intervistato attivisti sociali, economisti, sindacalisti, personalità del mondo dello spettacolo e della cultura che hanno scelto di fare da testimonial alla campagna per la nazionalizzazione.

Nel frattempo la mobilitazione per la difesa del petrolio ha già ottenuto un piccolo risultato anche a livello politico. In aprile la Commissão de assuntos econômicos (Cae) del Senato aveva già messo in calendario una riunione sul tema lo scorso 13 maggio, rinviata in seguito a data da destinarsi, mentre è notizia recente la creazione, sempre al Senato, di una commissione parlamentare di inchiesta allo scopo di indagare sull’Agência nacional do petróleo, sospettata di falso in bilancio, irregolarità nella stipula dei contratti di costruzione delle piattaforme petrolifere, frodi nella convocazione delle aste ed altri reati connessi alla cosiddetta «finanza creativa».

Di certo sembra comunque difficile che Inácio Lula o la futura candidata alla presidenza Dilma Rousseff (che fa parte del consiglio di amministrazione di Petrobrás), in caso di vittoria, procedano sulla strada della nazionalizzazione del petrolio. Ad oggi lo stato brasiliano controlla non più del 40 per cento delle azioni di Petrobrás e gli stessi vertici dell’impresa, a partire dal suo presidente José Gabrielli, «si preoccupano più degli speculatori di borsa a New York piuttosto che del loro ruolo di istituzione dello Stato brasiliano», scriveva la rivista “Valor Economico” già nel 2005.

Esempi di questo tipo non mancano, i più recenti riguardano gli investimenti di Petrobrás, tesi ad aumentare i propri utili senza volgere minimamente lo sguardo ai problemi sociali del paese, in Bolivia, Argentina, Ecuador, Uruguay e la rabbia con cui la stessa Petrobrás e il Planalto (la residenza presidenziale brasiliana, ndr) hanno dovuto assistere, impotenti, alla nazionalizzazione delle risorse petrolifere boliviane il primo maggio 2006. Risulta senza dubbio calzante l’analisi di Raúl Zibechi, che qualche anno fa sulla rivista uruguayana “Brecha” prevedeva che fino a quando lo stato brasiliano non avesse recuperato il controllo su Petrobrás, la compagnia avrebbe continuato ad essere utilizzata per l’accaparramento delle risorse naturali più che per l’integrazione continentale o per trovare una via d’uscita di carattere sociale all’estrema povertà in cui vive buona parte della popolazione brasiliana.

Di certo c’è che Petrobrás si è trasformata sempre più in un vero e proprio impero, entrando nella classifica delle prime otto imprese petrolifere del mondo accanto alla russa Gazprom, a PetroChina, a Saudi Aramco (Arabia Saudita), alla National iranian oil company (Nioc) e alle sudamericane Pdvsa e Pemex, tanto da assumere un ruolo predominante sia nel continente latinoamericano sia a livello mondiale e finendo così per indirizzare la politica estera brasiliana. Le stesse attività del Mercosul, di cui il Brasile si è trasformato in autentico leader, sono legate alla produzione, commercializzazione e trasporto verso paesi quali Uruguay, Argentina e Paraguay, dove più consistenti sono gli investimenti di Petrobrás, che al tempo stesso ha consentito a Lula di non sentirsi vincolato nel seguire la politica «bolivariana» di nazionalizzazione degli idrocarburi di cui Bolivia e Venezuela sono i principali sostenitori.

Le intenzioni dei vertici di Petrobrás nel breve periodo non sembrano essere orientate alla nazionalizzazione né tanto meno a un uso sociale della ricchezza petrolifera del Brasile: entro il 2013 si punta a estrarre centomila barili al giorno dai giacimenti di Tupi, mentre la recente scoperta di un nuovo giacimento distante non più di 300 chilometri da Rio de Janeiro, unito agli accordi stipulati tra il governo cubano e quello brasiliano poco prima della Cumbre de las Américas per la ricerca ed estrazione del greggio nelle piattaforme petrolifere cubane, fa pensare sempre più che la compagnia verdeoro cerchi di aumentare i suoi profitti per fare alzare il suo titolo in Borsa e mettere in atto investimenti rilevanti.

Ai promotori della campagna “O Petróleo tem que ser nosso”, che in una lettera a Lula hanno chiesto di impegnarsi per una «Petrobrás al 100 per cento pubblica, trasparente e democratica», i vertici della compagnia brasiliana sembrano rispondere con uno slogan che ribalta lo storico motto del movimento altermondialista «people before profits» nel suo contrario.

 

Tratto da: http://musibrasil.net/articolo.php?id=2662