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Brasile, oggi si vota. Il futuro è donna.

Domani il Brasile vota per il presidente. I sondaggi anticipano il risultato: Dilma Rousseff prende il posto di Lula, magari subito o al secondo turno. Per José Serra, socialdemocratico, governatore di San Paolo, si annuncia una sconfitta imbarazzante malgrado l’appoggio di Cardoso, quel capo dello Stato che ha razionalizzato l’economia liberandosi della sinistra nella quale era cresciuto e per la quale aveva sofferto l’esilio negli anni del governo militare. Anche Serra era scappato (nel Cile del democristiano Frei padre) alla ricerca della libertà e quando la libertà è tornata, gli anni trascorsi all’ombra di Cardoso non hanno sciolto il suo rapporto di figlio di buona famiglia con 100 milioni di “altri brasiliani” che tirano la cinghia: di buona famiglia non sono.
All’Università scelse la lotta armata
Travolto da Lula si era preso la rivincita nella sua San Paolo approfittando del melodramma politico-privato di un intrigo d’amore fra una signora e un signore che guidavano il Partito dei Lavoratori. Ma il suo grigiore ha annacquato l’appoggio dei moderati; il ciondolare alla ricerca di consenso non è piaciuto ai giganti dell’economia che hanno voltato faccia scegliendo la concretezza di Dilma Rousseff. Dopo Indira Ghandi, sarà con ogni probabilità la prima donna a governare un paese che brilla come l’India e come la Cina, protagonista di un’economia felice mentre le nostre Borse sospirano.
Anche la Rousseff è di buona famiglia, padre arrivato in Brasile dalla Bulgaria nel 1930, costruttore a Minas Gerais, aveva consolidato il sogno americano nella piacevolezza di una bella casa, domestiche e maggiordomo, figli al pianoforte, club per miliardari e università di buon nome. Quando gli anni ’60 annunciano le inquietudini del movimento studentesco, nel suo collegio Dilma si mescola a un movimento di ragazzi che non sopportano le “vecchie facce”, il gruppo Politica Operaia, proiezione del Partito socialista. Succede in ogni università delle Americhe e d’Europa: due vocazioni separano nuove generazioni. Riscrivere la Costituzione o rovesciare il potere con la lotta armata.
Lei sceglie la lotta: diventa una delle anime del Comando de Libertaçao Nazionale. Adora ilRegis Debray di Rivoluzione nella rivoluzione, proprio quel Debray che farà sapere ai ranger boliviani della presenza di Guevara sulla montagna dove verrà ucciso. Dilma va all’Avana ad incontrarlo. Abbraccia il Che, fa lunghe chiacchiere con Fidel anche se confessa di aver solo ascoltato: parlava sempre lui. Dopo la laurea in Economia, lavora all’università. L’Estado de São Paulo, quotidiano della conservazione autoritaria, scrive che “una ragazza aggregata ai 97 sovversivi braccati dalla polizia militare, riceve lo stipendio da un ente pubblico”. Nome e cognome: comincia la vita clandestina. La prendono per una soffiata: tre anni di prigione e di torture eppure non si ricrede malgrado le suppliche del padre e degli amici agiati. La dama di ferro (nome di allora che resiste nel tempo) aspetta il declino dei militari per deporre le armi anche se non ha mai sparato un colpo. Fa politica alla luce del sole: partito democratico laburista, alla fine si avvicina al Pt di Lula. Chi non la voleva candidata presidente adesso le rimprovera il passato “variegato” e il peccato di non essere tra i fondatori del partito. Ma il rapporto con Lula è speciale.
Dopo otto anni, un’inversione di ruoli
La cultura di Dilma ne ha disegnato la politica economica e ha nutrito le proposte elettorali nella campagna vittoriosa, otto anni fa. Lula se l’è tenuta al fianco come un’ombra: ministro della Casa Civil (super dicastero dell’Interno) e sottosegretario alla presidenza. Lo accompagna quando incontra chi “fa girare” Wall Street ed è determinante nelle scelte che trasformano il Brasile uno dei giganti del futuro. Almeno Dilma lo spera.
A 62 anni, due mariti nel passato, una figlia, Paula – che le ha dato una nipote nata in campagna elettorale – Dilma proprio sette mesi fa (quando la campagna è cominciata) si affaccia in tv col sorriso che rallegra il suo faccione imbronciato, ma la notizia sembra un disastro: ha un cancro, linfoma che sta curando “sicura di guarire”. Si mormora dell’esultanza segreta di Serra e delle voci che corrono tra chi deve votare: come affidare il Brasile a una donna e che per di più sta male? Al suo fianco appare Lula, ruoli invertiti sugli ultimi schermi del braccio di ferro per il voto. Lei al centro, lui la spalla e il successo torna travolgente. “Essere eletta la prima volta al primo turno vuol dire che è più brava di me: siete d’accordo?”. “Nooo”, risponde il delirio delle voci. Bravi tutti e due.
Dilma sta imparando a fare da sola anche se forse dovrà rimandare la festa. La corruzione sta sfiorando il governo e per sedersi nella poltrona di Lula forse dovrà aspettare fine ottobre. I grandi giornali criticano le distrazioni del presidente tanto amato: ha lasciato mano libera a certi suoi politici dalle mani non pulite. E Lula risponde: è solo l’ultimo fastidio. Non hanno mai sopportato che un operaio rimettesse a posto i conti del paese. Il gradimento di Dilma alcuni giorni fa era sceso al 49 per cento, ma gli ultimi sondaggi la danno al 52%, In ogni caso, il 50 più uno è lì, a pochi voti.
Dilma, verso la Presidenza

Secondo l’ultimo sondaggio in vista delle elezioni presidenziali brasiliane, in programma per ottobre, la candidata del Partido dos trabalhadores (Pt) e del presidente della repubblica, Luiz Inácio Lula da Silva, continua la propria marcia trionfale verso la vittoria. A Dilma Rousseff viene accreditato il 38,2 per cento delle intenzioni di voto, contro il 32,3 dello sfidante socialdemocratico José Serra. Staccatissima, al terzo posto, la pasionaria dell’ambientalismo, ossia la verde Marina Silva.
La proiezione del ballottaggio é ancora piú esplicita in favore della petista, assegnandole il quarantacinque per cento dei voti totali, contro il trentotto dell’ex governatore di San Paolo.
Tratto da: http://musibrasil.net/
L’Equador dichiara illegale il suo debito estero…E noi paghiamo..
Rileggete l’articolo:
Lula vede Fidel Castro a Cuba: Il lider maximo è in “piena forma”
Presidente Brasile inaugura lavori di riammodermanto porto Mariel
Fidel Castro è “in piena forma” dopo i problemi di salute che lo hanno tenuto lontano dalla scena pubblica per tre anni e mezzo. Lo ha affermato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva che ha incontrato il lider maximo all’Avana. “Ho avuto un colloquio con Fidel di due ore”, ha detto il capo dello stato brasiliano, “E’ stata una riunione tra vecchi amici, vecchi compagni. Fidel si è molto interessato alla situazione in Brasile”, ha aggiunto Lula. L’ultima visita del presidente brasiliano a Castro risaliva all’ottobre 2008. Sull’isola di Cuba, Lula ha inaugurato i lavori di riammodernamento del porto di Mariel, a 50 chilometri a ovest dell’Avana, per i quali il suo governo ha promesso un investimento di 300 milioni di dollari. (Fonte Afp) Bla
Tratto da: http://notizie.virgilio.it/
Brasília, governatore Arruda in manette

Chi pensa che i politici siano corrotti solo in Italia si sbaglia.
Purtroppo, devo ammettere che anche in Brasile la corruzione politica è un problema non da poco…
In questi giorni il Brasile, che ha giá vissuto le destituzioni dei governatori di Paraíba e Maranhão, é infatti alle prese con l’arresto del governatore del Distrito federal di Brasília: il conservatore José Roberto Arruda, accusato di dirigere uno schema di corruzione che coinvolge politici, imprenditori e alti funzionari, é finito in carcere, e dovrá restarci per tutto il periodo della pausa carnevalesca.
Arruda é indagato da tempo, ma i giudici hanno disposto la custodia cautelare dopo aver scoperto un tentativo di corruzione nei confronti d’un giornalista, affiché questi mentisse innanzi alla Polizia federale.
Tratto da: http://musibrasil.net/





























































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