Archive for the ‘Italia Europa Usa’ Category
Italia, la politica dei manganelli. WELCOME IN ITALY !!

La distanza siderale che separa il “mondo dorato” in cui alligna la classe politica ed il paese reale dove i cittadini si dibattono fra paure, incertezze e problemi (spesso più grandi di loro) di svariata natura, sta facendosi ogni giorno che passa più siderale.
La politica del nostro tempo vive esclusivamente di autoreferenzialità e ha ormai perso irrimediabilmente la capacità di rapportarsi con quella gente che a scadenze fisse è chiamata a delegare, gettando una scheda nell’urna, il proprio rappresentante. Un personaggio di “plastica” il politico, telegenico e dai modi accattivanti che si rapporterà con lei solo attraverso lo schermo TV, dove parlando a nome di tutti coloro che lo hanno votato (e perciò dello stato e della legalità) annuncerà immancabilmente decisioni deputate ad accrescere i problemi, le paure e le incertezze di cui sopra.
Quando la misura è colma, e negli ultimi mesi sta accadendo sempre più spesso, i cittadini scendono in strada, domandando un confronto e pretendendo delle risposte. Ma la classe politica non ha risposte e non possiede neppure l’umiltà necessaria per scendere dal suo mondo dorato ed entrare nel merito dei problemi delle “persone normali”, problemi il più delle volte da lei stessa generati.
Ecco allora che l’unica risposta plausibile per chi vive fra auto blu, festini alla coca nei salotti che contano, rotocalchi televisivi, tangenti ormai legalizzate sotto forma di consulenze e panegirici autoreferenziali, consiste nel lasciare spazio allo strumento che più di ogni altro risulta in grado di essere convincente, senza oltretutto permettere alcuna replica. Il manganello…
Manganellate per chi non vuole la Tav..
Manganellate in Val di Susa, dove i cittadini che si oppongono ad un’opera devastante ed economicamente disatrosa non hanno mai visto gli uomini politici di riferimento “uscire” dalla TV per fornire spiegazioni ed intavolare un confronto, ma in compenso hanno sentito la gragnuola di manganellate sulle loro teste, finendo spesso e volentieri all’ospedale.
Manganellate per chi non vuole le discariche..
Manganellate a Terzigno, dove la popolazione destinata a venire avvelenata da una discarica abusiva sotto il controllo dello stato non hanno mai avuto l’onore di vedere scendere fra loro un qualche politico fra quelli che hanno deciso di annientare il loro futuro. Ma tutte le notti vedono scendere i manganelli, in un’escalation di violenza durante la quale la polizia ha ormai violato qualsiasi regola propria di uno stato civile.
Manganellate a Cagliari per reprimere la protesta dei pastori sardi
Manganellate a Cagliari, dove i pastori ridotti sul lastrico, con le proprie case e le proprie aziende ormai all’asta, domandavano un confronto con la giunta regionale. Ed hanno ricevuto in cambio bastonate e lacrimogeni lanciati in maniera criminale ad altezza uomo. Con la risultante che Roberto Fresi, pastore di Sassari, oltre alla casa rischierà di perdere anche un occhio.
E ancora manganellate sugli operai che protestano per essere stati messi in mezzo ad una strada, manganellate sugli studenti che domandano perché sia negato loro un futuro. Manganellate sugli ambulanti che occupano la tangenziale chiedendo spiegazioni (e non ricevendole) in merito alla direttiva Bolkestein (firmata in segreto) che metterà a rischio il mestiere che offre loro da vivere.
Manganellate ai tassisti, agli allevatori, ai precari.
Manganellate a Chiaiano, ad Acerra, a Vicenza e in molte altre occasioni che sicuramente abbiamo dimenticato.
Manganellate non contro teppisti, violenti o facinorosi, ma contro semplici cittadini che legittimamente chiedono conto di decisioni che hanno rovinato e rovineranno loro la vita.
Manganellate ordinate da chi ha paura di uscire dalla TV, da chi rifugge ogni confronto, da chi ritiene che una volta blindata la rappresentanza in parlamento il manganello rappresenti l’unico strumento di confronto con il cittadino.
Resta solo da domandarsi se questa consorteria ormai imprigionata nei pixel del teleschermo, pensi veramente di delegare alle forze dell’ordine e al manganello, la ricomposizione di tutti i disastri che sta creando nel paese. Manganellare chiunque osi alzare la testa e far sentire le proprie ragioni, restando nascosti nelle stanze del potere, potrà anche essere una strategia che paga, ma sicuramente solo nel breve termine. Quando ad alzare la testa saranno in troppi ed i manganelli non basteranno più non resterà loro che uscire dalla TV, dove il mondo sta tornando in bianco e nero ed anche i vip delle politica riacquistano la natura di esseri umani. Che soffrono, piangono, lottano e sono tenuti a dare risposte.
Tratto da: http://www.luogocomune.net/
Vendita auto: in Brasile aumenta, in Italia crolla..

BRASILE
A luglio le auto vendute in Brasile hanno raggiunto le 285.299 unità con un rialzo del 15% rispetto a giugno!
E intanto il Bovespa (indice della borsa brasiliana) sale da due settimane..
ITALIA
Immatricolazioni dell’auto in luglio in Italia: 152.752 auto, meno 25,97 % rispetto allo scorso anno , grande allarme per l’occupazione. E l’Italia ha già il record di 59 macchine ogni 100 abitanti.
Vi da da pensare..???
FORZA UNGHERIA. Tassa le banche evitando la tassazione del popolo.

Questa settimana tifiamo Ungheria. Ci piace tifare i piu’ deboli, sopratutto se i piu’ forti sono cafoni, carogne, invidiosi e preoccupati solo di avere il controllo dei piu’ deboli.
Orban, primo ministro ungherese, ha mandato a casa il FMI e i membri dell’EU. Ha tassato le banche evitando la tassazione del popolo.
OVVERO SI E’ COMPORTATO DA VERO LEADER A FAVORE DEL POPOLO.
Ma questo potrebbe creare UN PRECEDENTE molto pericoloso per la casta dei potenti europei e americani. Infatti quelle carogne al servizio del potere che morirà di Moodys e S&P hanno (con una velocità sorprendente) avvisato che l’Ungheria rischia il downrating.
I POTERI FORTI ATTACCHERANNO CON ESTREMA CATTIVERIA L’UNGHERIA.
sarebbe bello che alcune nazioni dei Piigs vadano in soccorso dell’Ungheria e magari perchè no….qualche fondo hedge…. UTOPIA ALLO STATO PURO..ma pensare e sperare che il miracolo di Davide contro Golia possa ripetersi….non fa male.
Il popolo ungherese è molto piu’ combattivo e intelligente di quello italiano e spesso si è ribellato nel passato….FORZA ANCORA UNA VOLTA, SIAMO CON VOI!
MI HANNO SEGNALATO QUEST’ARTICOLO BELLISSIMO SULLA SITUAZIONE IN UNGHERIA!!! LA RIVOLTA D’UNGHERIA
NON PERDETE ANCHE QUESTA OCCASIONE…SPIEGATE AI VOSTRI FIGLI QUELLO CHE STA ACCADENDO IN QUESTA EUROPA MARCIA….DATE LORO LA POSSIBILITA’ DI RAGIONARE!!!
Raccontiamo a tutti l’infamia del FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE….delle loro bugie e falsità….della possibile corruzione che si aggira in quei palazzi…DEL DISPOTISMO dei banchieri e delle banche Centrali….
DI CHE COSA SIA IL BENE DI UN POPOLO, DELLA SCELTA UNGHERESE RISPETTO ALLA SCELTA DELLA COMUNITA’ EUROPEA..
RACCONTIAMO ai NOSTRI FIGLI
Dei nostri tagli agli ospedali (molti dei quali ridotti in condizioni pietose)
Dei nostri tagli alle pensioni,
Dei nostri tagli alle scuole…
e….
…DEL NOSTRO NON TASSARE LE RENDITE FINANZIARIE
…DEL NOSTRO NON TASSARE GLI ATTIVI DELLE BANCHE (meglio una patrimoniale al popolo che a una banca…la banca alzerebbe i prezzi dei mutui…il popolo invece è coglione)
e… DEL NOSTRO mantenere un costo per la casta politica enorme
e… DEL facilitare le RENDITE monopolistiche di certi falso imprenditori
e….Dei CONTINUI SCANDALI E CORRUZIONI
e… della decisa volontà di NON INFORMARE I CITTADINI
e….del costo del lavoro troppo alto rispetto ad altri paesi
e….dell’insicurezza delle regole e del diritto che ti fa fuggire dall’Italia
ecc ecc
E’ ORA CHE NOI CITTADINI CI PROPONIAMO COME EDUCATORI NEI CONFRONTI DEI FIGLI, DEGLI AMICI, DEI PARENTI….
Vi ricordo che il SAPERE, la PRESA DI COSCIENZA valgono piu’ di una RIVOLUZIONE.
Tratto da: http://www.ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/
Questa estate preparatevi ad un nuovo 11 settembre

L’economia Americana è FALLITA.
“Entro fine 2010 gli Stati Uniti saranno sotto LEGGE MARZIALE.”
Un nuovo attacco “False Flag” per dare il colpo di grazia agli Stati Uniti, creare l’Unione del Nord America e passare all’Amero.
Spero vivamente di sbagliarmi..

I “poteri forti” starebbero progettando un’altro attacco di false flag simile all’11 Settembre 2001, e che la data prevista sarebbe l’8 luglio 2010 o comunque un qualsiasi momento durante la corrente estate. Ha aggiunto che l’attacco risulterebbe di uguale portata – se non maggiore - rispetto a quello del 2001, e che potrebbero essere uccisi migliaia di americani. Ha poi concluso che l’evento sarebbe poi utilizzato come pretesto per chiudere definitivamente un gran numero di banche. Questo evento dovrebbe porre le basi per il crollo del dollaro ed il passaggio all’ amero, nel novembre di quest’anno.
Stati Uniti progetti per la legge marziale
[...] Durante la transizione da una moneta all’altra, il governo avrebbe bisogno di scambiare denaro corrente per ameri. Ho ribattuto che una cosa del genere non è praticabile in quanto in questo periodo circola poco denaro nelle mani di molta gente, e le banche non sono in possesso di molta cassa. Ha risposto che il punto in effetti è proprio questo. Vorrebbero effettuare il passaggio di valuta nel modo più drastico possibile. Il loro intento è quello di decimare il popolo, non aiutarli finanziariamente. Se il governo avesse voluto agire con democraticità sarebbe bastato sostituire al dollaro lo amero nei conti bancari e gli investimenti, e sarebbe stato un processo regolare.
Non è così. Questi individui del New World Order (io li chiamo i demoni) vogliono eliminare l’85% di noi “mangiatori inutili”, e solo dopo il collasso della valuta effettuare la transazione alla nuova moneta. L’uomo ha poi aggiunto che il tasso di cambio amero – dollaro sarebbe iniziato da un rapporto uno a uno in un primo momento, ma che non sarebbe durato a lungo. Poi sarebbe andato a 2-1, 5-1, 10-1, e così via. Così più si attenderà ad effettuare la conversione, meno si otterrà.
Ovviamente, non appena si scatenerà il panico, si avranno massicce ripercussioni sulle banche e su Wall Street, con persone in preda alla disperazione che tenteranno di liquidare i propri investimenti. E, naturalmente, la forte reazione del governo sarà quella di chiudere le valvole degli istituiti di credito e decretare la legge marziale con la scusa di non potere fornire tutta la liquidità che il pubblico richiederà. Tutto ciò comporterà una forte reazione da parte della cittadinanza, che probabilmente sfocerà in una rivolta, succeduta da un intervento del governo che istituirà la legge marziale.
Leggi tutto: http://www.vocidallastrada.com/
Fonte (inglese): http://beforeitsnews.com/
Giornale brasiliano: “Notte con sei ballerine per Berlusconi”

La rivelazione è arrivata da Estadao. Secondo il giornale brasiliano per celebrare la presenza di Berlusconi in Brasile, un ricco imprenditore avrebbe offerto una “festa” al presidente del Consiglio nella suite di un albergo di lusso. Berlusconi sarebbe riuscito a conciliare la fitta agenda di impegni per presenziare ad uno spettacolo di “lap dance e tango”. Con una delle ballerine, in particolare, durante la cena avrebbe discusso di programmi televisivi in Italia e della volontà di ingaggiare per questi alcune ballerine brasiliane.
Secca la smentita della Presidenza del Consiglio. L’ufficio stampa ha diffuso una nota che recita: “Lunedì 28 giugno il presidente Berlusconi, accompagnato da persone del suo staff e da numerosi agenti della sua sicurezza, ha partecipato, su invito di un imprenditore, ad uno dei molti ricevimenti tenutisi in occasione della sua visita in Brasile. In tale circostanza è stato organizzato un breve spettacolo di folclore tipico con la partecipazione di alcuni artisti brasiliani. Il presidente Berlusconi non ha partecipato alla successiva cena e, dopo una breve permanenza di cortesia, si è allontanato per ulteriori impegni di lavoro. Pertanto le notizie apparse su alcuni siti online
sono destituite di fondamento e sono frutto evidente della volontà di qualcuno di procurarsi della pubblicità”.
L’Equador dichiara illegale il suo debito estero…E noi paghiamo..
Rileggete l’articolo:
Lula e il nuovo scenario globale (Brasile, giocatore globale )

L’accordo con l’Iran affinchè si realizzi il processo di arricchimento di uranio in un altro paese – in questo caso la Turchia- ottenuto dal presidente brasiliano Lula, con la collaborazione del suo omologo, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan è un fatto di straordinaria portata, i cui significati sicuramente saranno apprezzati meglio con il passare del tempo.
Secondo i governi del Brasile e della Turchia, l’accordo è nel rigoroso rispetto degli accordi fatti dalla OIEA (Organizzazione Internazionale dell’Energia Atomica) di fronte al progetto di sviluppo di energia nucleare da parte dell’Iran. Tuttavia, il governo americano ha lanciato un’immediata e poco velata azione per far deragliare il progetto.
Un paio di giorni dopo la realizzazione dell’accordo a Teheran, il ministro degli esteri americano Hillary Clinton ha annunciato che già esisteva una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che disponeva gravi sanzioni economiche al regime iraniano per la presunta violazione delle disposizioni internazionali. La cosa più significativa in questo annuncio è che la Cina e la Russia firmerebbero la bozza, con la quale, scontato il sostegno di Germania, Francia e Gran Bretagna, il documento avrebbe il pieno sostegno del “gruppo dei sei”, cinque dei quali hanno diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza (solo la Germania non ce l’ha).
E’ molto evidente, data la velocità della risposta, che l’operazione creata da Lula ha toccato le fibre più sensibili dell’ordine internazionale e della leadership degli Usa. Ed è anche molto chiaro che il problema centrale ha smesso di essere- se qualche volta lo è stato- il pericolo della proliferazione nucleare, principalmente se attuata da un regime nemico degli USA. Quello che in queste ore si discute è in quali mani è il potere decisionale sui punti critici dell’agenda mondiale. Si tratta di chi decide, ma anche di chi fa affari e di chi risolve i problemi di quell’agenda.
Il Brasile e la Turchia hanno chiesto che l’ ONU non faccia spazio a nuove sanzioni contro l’Iran e accetti il risultato della negoziazione tripartita. Il presidente del Brasile ha optato per sopprimere qualsiasi eufemismo: ha riconosciuto che il suo paese vuole essere un attore globale perché non è d’accordo con l’attuale struttura e metodologia decisionale dell’ONU. In realtà non è la prima sfida di Lula al potere decisionale degli Stati Uniti. Si ricorda molto bene il protagonismo preso dal Brasile dopo il golpe in Honduras contro il governo di Manuel Zelaya: è arrivato a dare asilo al presidente deposto nell’ambasciata brasiliana nella capitale del paese.
Sembra di essere di fronte ad un importante scricchiolio dell’ordine mondiale emerso dalle ceneri della guerra fredda e il crollo dell’Unione Sovietica.
In questo senso, c’è ben poco di nuovo che finora ha introdotto la gestione a Barack Obama nella concezione americana dell’ordine mondiale.
Il punto centrale e l’agenda americana resta la “lotta al terrorismo globale”, il suo posizionamento in termini di esclusione militare e la premessa rimane, così quella di difendere la sicurezza della prima potenza del mondo, e la minaccia di aggressione sistematica a paesi realio percepiti “pericolosi”.
Possiamo dire che c’è una differenza con l ‘amministrazione Bush ed e’ un tentativo di essere accompagnato in questa strategia da un arco di alleati importanti, piuttosto che imporre unilateralmente le proprie opinioni. Ma questo cambiamento deve ancora superare la prova di qualsiasi disaccordo con la Cina e la Russia.
Per ora, se si conferma il contenuto e le firme sul progetto sull’Iran, sembra che l’amministrazione Obama è convinta che queste due potenze devono dare priorità ad un’esclusione del Brasile come attore globale, piuttosto che allearsi con lui per controbilanciare egemonia degli Stati Uniti. Ma questa storia è lungi dall’essere chiusa.
Si può parlare di rottura dell’ordine mondiale perché entriamo in una lotta per la legittimità di ciascuno degli attori.
Nel punto che ha causato la crisi attuale, il problema è qual’ è la strategia più efficace per evitare un’eventuale tendenza dell’Iran- o altri paesi emergenti- a sviluppare la loro potenza nucleare per scopi bellici. Quella sviluppata dal clan Bush e provvisoriamente continuata da Obama è un fallimento, è qualcosa di molto evidente.
C’è il precedente della guerra di distruzione dell’Iraq realizzata in nome del sequestro dell’arsenale di armi chimiche che non sono mai esistite: la conseguenza più visibile di questa spedizione criminale è stata l’accentuazione della non governabilità nella regione, di pari passo con il rafforzamento dei settori più restii a qualsiasi trattativa con gli USA.
Infine, il terrorismo globale non è, come ha ben detto l’analista italiano Danilo Zoto, diverso da “una risposta strategica per l’egemonia del mondo occidentale” (La giustizia dei vinti, Edhasa, 2007). Certo si tratta di una strategia sanguinaria e spregevole ma l’operazione di svincolamento dal fenomeno con la storia che portano avanti i pubblicitari è fallita e contribuisce al rafforzamento di quello che dicono di voler combattere.
E’ difficile, allo stesso tempo, separare questi sconvolgenti avvenimenti dalla crisi economica che percorre il mondo e fa stragi in questi giorni in alcuni paesi europei. Lo stagnamento della Ronda di Doha per la liberalizzazione commerciale e gli enormi ostacoli che, nonostante le buone intenzioni da entrambe le parti, dove superare la negoziazione tra l’UE ed il Mercosur testimoniano l’impossibilità di un accordo sulle regole internazionali che tendono a perpetuare le disuguaglianze e le ingiustizie.
L’ordine della post Guerra Fredda non è soltanto una relazione di forze politiche e militari, è anche un ordine economico sostenuto da un mito molto povero, quello dell’autoregolazione virtuosa dei mercati, che oggi sta mostrando tutta la sua esplosione sociale in regioni e paesi che costituivano la grande vetrina del loro successo in tempi non molto lontani.
Non è realista la pretesa di sostenere un ordine militare nè un regime economico internazionale sulla base della minaccia e dell’estorsione. La prima cosa da fare sarebbe quella di prendere atto che quell’ ordine deve essere cambiato. Questo è il motivo per cui l’ONU è ancora disciplinato da dettami del accordi di Yalta e Potsdam e che il destino di intere società è nelle mani di organismi ed istituiti dei giorni lontani di Bretton Woods e, peggio ancora, del tutto fuorvianti nelle loro funzioni.
Se colleghiamo correttamente ogni cosa, vedremo che l’Unasur ha il suo posto in questa mappa. Che non è un “timbro di gomma” come lo presenta la destra, nella sua classica modalità di sottrarre il dibattito politico e sostituirlo con un banale aneddoto. Il nostro paese oggi ha deciso di superare i vecchi rancori locali e di rafforzare la sua società strategica con un Brasile ormai definitivamente incorporato al club dei paesi mondialmente rilevanti. Il Mercosur, con tutti i suoi ritardi, e l’Unasur, nei primi passi della sua istituzionalizzazione, sono la strada del nostro inserimento sovrano in un mondo in pieno processo di cambiamento.
Tratto da: http://www.vocidallastrada.com/2010/05/lula-e-il-nuovo-scenario-internazionale.html
Un referendum per il Default. Salviamo l’Italia

Le ridicole vicende greche hanno fatto distogliere l’attenzione su quanto accaduto in un altro paese, che e’ l’Islanda. Come ricorderete, l’ Islanda aveva scommesso molto sulla finanza di carta e al botto del credit crunch si era trovata sovraesposta e i cittadini pieni di debiti. Ma non solo: una delle loro banche , che di fatto pesa sul governo, era esposta finanziariamente in maniera enorme.
Quello che e’ successo e’ che inglesi e olandesi , ovvero i loro finanzieri, si sono presentati a battere cassa, pretendendo che dopo aver causato i disastri che ben conosciamo gli islandesi li finanziassero anche , come se il disastro fosse stato un’operazione in attivo.
Il primo ministro del luogo a quanto pare si e’ rifiutato di sbattere sul lastrico la popolazione islandese, e ha convocato un referendum, che ha vinto con percentuali bulgare.
In pratica, l’Islanda ha dichiarato default, e lo ha fatto con uno strumento democratico, che e’ il referendum. Questo atto probabilmente li portera’ fuori dall’ FMI (beati loro) e potrebbe , come dice l’articolo, creare dei problemi al loro accesso nella UE.
Ma non e’ qui il punto: il punto e’ che a loro e’ accaduto quanto accadde al Dubai. Non appena il governo dichiara default, i finanzieri si precipitano a trattare, e si accordano per una restituzione molto limitata dei soldi.
Cosa significa?
Se lo facessimo in Italia, cosa che auspico da sempre, e annunciassimo che il governo NON paghera’ il debito pubblico, non succederebbe quanto accaduto in Argentina (ove la crisi che e’ seguita e’ stata dovuta ad ALTRI fattori e il default e’ stato semmai una conseguenza) , succederebbe esattamente la stessa cosa: i contraenti del debito si presenterebbero a roma a cercare un accordo , e probabilmente ci troveremmo a restituire si e no il 20% dei soldi, solo avendo un governo che faccia la voce dura, o che non abbia scelta.
Lo strumento del referendum, in effetti, e’ micidiale. Il debito pubblico in se’, non essendo materia fiscale, non e’ compreso nella norma costituzionale che vieta referendum sulla politica fiscale. Cosi’ , e’ possibile anche in Italia organizzare un referendum che proponga al governo di NON pagare il debito pubblico. Una volta fatto il referendum, comunque lo gestisca il governo, il debito pubblico e’ esaurito.
Faccio presente che una volta fatto il referendum, non ci sarebbe bisogno di aspettare le sue conseguenze, perche’ il rischio sara’ cosi’ alto che gli investitori abbandonerebbero in massa i titoli di stato, o comprerebbero quantita’ enormi di CDS, ammesso che qualcuno glieli venda ad un prezzo decente , cosa che non e’.
Cosi’, e’ possibile portare il paese al default in maniera democratica.
Occorre che qualcuno, lavorando con un basso profilo, costituisca un comitato per il referendum contro il debito. Diciamo un referendum che, di punto in bianco, ridimensioni il deficit al 20% del suo valore attuale.
Questo deve essere fatto in sordina, quasi per passaparola, senza troppa pubblicita’ sui giornali, solo coi banchetti per le strade. In caso arrivi un giornalista, si fugge o si risponde “no comment”.
Poi si presenta il referendum alla consulta, e si aspetta che venga dichiarato attuabile. Una volta che la notizia finisca sui giornali, DI FATTO il referendum avrebbe aumentato il rischio cosi’ tanto che tutti molleranno l’osso e si precipiteranno a trattare.
Cioe’, il default e’ dichiarato nel momento stesso nel quale e’ ufficiale che potresti anche farlo; l’esito referendario e’ quasi irrilevante.
La cosa sulla quale vorrei essere chiaro e’ che non-succede-nulla. Come nel caso greco, come nel caso di Dubai, come nel caso islandese, a quel punto iniziano trattative su come gestire la cosa. Sapete perche’?
Perche’ di fatto la finanza e’ considerata molto piu’ potente di quanto non sia in effetti. Sinora il finanziere ti ha detto “se il governo non fa come dico io, allora ritiro gli investimenti e il tuo paese fara’ la fame”. Davvero? Dimentichiamo pero’ che se il tuo “investimento” consiste nella costruzione di una ferrovia, per dire, tu non ritiri proprio nulla. E anche se non fosse un investimento materiale, non e’ che hai investito nel mio paese per farmi un favore: hai investito perche’ ci guadagnavi, e se adesso non ci guadagnerai piu’, ai tuoi azionisti non piacera’.
Morale della storia: persino stati relativamente piccoli quali il Dubai o l’ Islanda possono sfidare la finanza, che quando lo stato alza la voce si presenta a coda bassa per trattare. Faccio presente che la somma dei debiti islandesi e’ circa 11 volte il PIL, cioe’ hanno un debito pubblico del 1100% del PIL.
In passato, l’ FMI ha prestato un sacco di soldi all’Islanda, quasi 6 miliardi di euro, tramite le banche socie di Giappone e di alcuni stati scandinavi. Il problema e’ che questo referendum forse mettera’ l’islanda fuori dall’ FMI, con il risultato che giapponesi e scandinavi rimarranno senza garanzie.(1)
Morale della storia: la finanza e’ debole, e si piega molto piu’ facilmente di quanto si creda, perche’ in fondo lavora su convenzioni e leggi, che i governi sono chiamati a far rispettare. Se non vengono rispettati, semplicemente i finanzieri si presentano col cappello in mano a trattare.
Per cui, direi che se qualcuno vuole formare un comitato che raccolga firme per il default, puo’ iniziare a rimboccarsi le maniche.
E no, non aspettatevi roba del genere da gente come Grillo, sanno solo fare ammuina.
Uriel
(1) Cosi’ imparano. Il prestito nacque perche’ i russi avanzarono l’offerta di un prestito da 4 miliardi di euro, potendo cosi’ espanedere l’area di influenza. L’ FMI si mosse facendo una controferta da 6 miliardi di euro, provenienti dalla banca centrale giapponese e da quelle scandinave.
Tratto da: http://www.wolfstep.cc/



























































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