Archive for the ‘Italia Europa Usa’ Category
Mercato Libero Village Progetto Brasile – Roma e Padova 22 e 23 febbraio 2010
Marcato Libero è un blog che parla di economia e finanza, ma non solo..
E’ uno dei blog di economia più visitati d’Italia che sta investendo in un nuovo progetto: il Brasile.

UN SOGNO:
INVESTIRE IN UN PAESE MIGLIORE, IN CRESCITA, CON UN COSTO DELLA VITA INFERIORE, SFRUTTANDO IL CONCETTO DI GRUPPO D’ACQUISTO, FORMANDO UN GRUPPO DI AMICI, IN UN PAESE TURISTICAMENTE AFFASCINANTE E CULTURALMENTE AFFINE (sono cattolici e non arabi o asiatici…)
DARE UNA SPERANZA A NOI, AI NOSTRI CARI E AI FIGLI
MERCATO LIBERO VILLAGE NON E’ SOLO UN VILLAGGIO VACANZA, MA L’UTOPIA DI UN SOGNO CHE PROVA A DIVENTARE REALTA’. UN INSIEME DI PERSONE CHE HANNO UNA CERTA IDEOLOGIA IN COMUNE (quella di ML) e che per la prima volta si troveranno insieme, non per una vacanza e basta, ma per provare a trasformare il sogno in realtà.
In Brasile abbiamo un altro grande progetto che proveremo a realizzare nei prossimi mesi e che potrebbe permettere di spostare il baricentro economico di alcuni di noi al di là dell’oceano. (così come facevano i nostri avi con le valigie di cartone, noi metteremo i nostri euro che valgono sempre meno, nella valigia alla ricerca di crescita economica e di un modello di vita migliore).
MENTRE L’EURO COLA A PICCO PER COLPA DEI BANCHIERI CENTRALI E DEI GOVERNI OCCIDENTALI, BRUCIANDO POTERE D’ACQUISTO E I RISPARMI DI UNA VITA….
A Roma e a Padova parleremo di investimenti in brasile, in specifico del nostro progetto immobiliare in collaborazione con la imoplanet.
Ecco le 2 date degli appuntamenti:
LUNEDI’ 22 FEBBRAIO A ROMA ORE 18.00
Presso la Trading Room Nuovi Investimenti – Roma – Via dei Due Macelli, 60
A DUE PASSI DA PIAZZA DI SPAGNA.

MARTEDI’ 23 FEBBRAIO A PADOVA ORE 17.00
HOTEL BIRI – Via A. Grassi, 2 – 35129 Padova – Tel. +39.049.8067700

Il fallimento degli Stati Uniti

(articolo tradotto)
Il fallimento degli Stati Uniti è ormai accertato
Rebel News 12 febbraio 2010
E ‘una di quelle faccende così incredibili che effettivamente ti fanno riflettere … Entro i prossimi 12 mesi, il Tesoro degli Stati Uniti dovrà rifinanziare 2 mila miliardi dollari di debito a breve termine, senza contare il deficit supplementare, stimato a circa 1500 miliardi. Mettete i due numeri insieme e poi chiedetevi come possa il Tesoro prendere in prestito 3500 miliardi di dollari, in un solo anno. ..E’ un importo pari a quasi il 30% del nostro (USA) intero PIL. E siamo l’economia più grande del mondo. Dove saranno reperiti i fondi?
Ma come abbiamo fatto ad accumulare tanto debito a breve termine? Come la maggior parte delle istituzioni a debito troppo alto – mutuatari subprime, GM, Fannie, o GE – il Tesoro Usa ha cercato di minimizzare l’onere degli interessi prendendo prestiti a breve e quindi rinnovando i prestiti quando giungono a scadenza. Come dicono a Wall Street, “un debito dilazionato non si copre di muschio.” Con ciò intendendo che, finché è possibile rilanciare il debito, non ci saranno problemi. Purtroppo, questo porta la gente ad assumersi sempre più debiti … a durata sempre più breve … a tassi di interesse sempre più bassi. Prima o poi, però, i creditori si svegliano e si chiedono che probabilità ci possono essere di essere rimborsati, ed è allora che cominciano i guai. I tassi di interesse salgono drammaticamente. I costi di finanziamento lievitano. La festa è finita. Il fallimento è vicino.
Quando i governi falliscono si chiama “default”. Gli speculatori sanno come prevedere con precisione quando un paese andrà in default. Due ben noti economisti – Alan Greenspan e Pablo Guidotti – hanno pubblicato la formula segreta in un documento accademico del 1999. La formula si chiama “regola di Greenspan-Guidotti”. La norma recita: al fine di evitare un default, i paesi dovrebbero mantenere riserve di valuta pari ad almeno il 100% delle loro scadenze a breve termine di debito estero. L’azienda più grande al mondo di gestione del denaro, la PIMCO, spiega la norma in questo modo: “Il valore di riferimento minimo di riserve pari ad almeno il 100% del debito estero a breve termine è nota come regola di Greenspan-Guidotti, concetto di adeguatezza della riserva che ha il maggior numero di seguaci e un sostegno empirico. “
Il principio alla base della regola è semplice. Se non riesci a pagare tutti i tuoi debiti esteri nei prossimi 12 mesi, sei a un terribile rischio di credito. Gli speculatori stanno per prendere di mira i tuoi titoli e la valuta, il che rende impossibile rifinanziare i debiti. Il default è assicurato.
Allora, come si colloca l’America sulla scala Greenspan-Guidotti? Si tratta di un default garantito. Gli Stati Uniti hanno oro, petrolio, e valuta estera a riserva. Hanno 8.133,5 tonnellate di oro (la riserva più grande del mondo). Più di 16 milioni di libbre. In dollari al valore corrente, sono circa 300 miliardi dollari. La riserva strategica di petrolio degli Stati Uniti ammonta a un totale di 725 milioni di barili. Al tasso attuale del dollaro, sono circa 58 miliardi di dollari. E secondo il Fondo monetario internazionale, gli Stati Uniti hanno 136 miliardi di dollari in valuta estera a riserva. Quindi tutto considerato… circa 500 miliardi di dollari a riserva. Il nostro debito estero a breve termine è molto più grande.
Secondo il Tesoro degli Stati Uniti, 2 mila miliardi di debito giungono a scadenza nel corso dei prossimi 12 mesi. Quindi guardando solo il debito a breve termine, sappiamo che il Tesoro dovrà rifinanziare almeno una tale cifra nei prossimi 12 mesi. Questo non comporterebbe una crisi, se il nostro fosse un debito finanziato all’interno. Ma dal 1985, noi siamo un debitore netto per il mondo. Oggi, gli stranieri posseggono il 44% di tutti i nostri debiti, il che significa che dobbiamo a creditori stranieri, almeno 880 miliardi dollari nei prossimi 12 mesi – per un importo molto superiore a quello delle nostre riserve.
Teniamo presente che ciò riguarda solo il nostro debito allo stato attuale. L’Ufficio di Gestione e Bilancio prevede un deficit di bilancio di 1500 miliardi di dollari per il prossimo anno. Che porta il nostro fabbisogno finanziario complessivo sull’ordine di 3500 miliardi nei prossimi 12 mesi.
Così … dove saranno reperiti i fondi? Il totale del risparmio nazionale negli Stati Uniti ammonta solo a circa 600 miliardi all’anno. Anche se tutti mettessimo ogni centesimo dei nostri risparmi in titoli del Tesoro degli Stati Uniti, dovremmo ancora trovare quasi 3 mila miliardi dollari a breve. Questo è un fabbisogno di finanziamento annuo pari a circa il 40% del PIL. Da dove arriveranno i soldi? Dai nostri creditori stranieri? No, secondo Greenspan-Guidotti. E no, secondo l’India o la banca centrale russa, che hanno smesso di comprare titoli del Tesoro e hanno iniziato ad acquistare enormi quantità di oro. Gli indiani ne hanno acquistato 200 tonnellate questo mese. Fonti russe dicono che la banca centrale raddoppierà le sue riserve in oro.
Allora, da dove saranno reperiti i fondi? Stampa di moneta. La Federal Reserve ha già monetizzato circa 2 mila miliardi di dollari di titoli del debito del Tesoro e di mutuo ipotecario. Questo indebolisce il valore del dollaro e svaluta i buoni del Tesoro esistenti. Prima o poi, i nostri creditori si troveranno ad affrontare una scelta netta: tenere i nostri titoli e vedere il loro valore diminuire lentamente, o rifugiarsi nell’ oro e vedere il valore dei loro titoli statunitensi precipitare.
Ciò che non faranno è continuare ad acquistare titoli del nostro debito. Quali saranno le banche centrali che abbandoneranno il dollaro per prime? Brasile, Corea e Cile. Queste sono le tre maggiori banche centrali, che posseggono la minor quantità di oro. Nessuna detiene nemmeno l’1% delle sue riserve in oro.
Casualmente, il New York Times ha ripetuto i nostri avvertimenti – quasi parola per parola – nel giornale di oggi. (Non ha menzionato Greenspan-Guidotti, però … e ‘un vero segreto degli speculatori internazionali.)
Brasile: prospettive economiche per il 2010

All’inizio del 2009 numerosi economisti affermavano che il Brasile, insieme agli altri mercati emergenti, avrebbe risentito in modo grave della crisi economica che stava attraversando il mondo. Ad un anno di distanza la situazione appare molto diversa da quanto ci si aspettasse e le prospettive per il 2010 parlano chiaro: il Brasile è stato uno dei paesi ad entrare più tardi nella crisi e uno dei primi ad uscirne. Per questa ragione la ripresa dell’economia brasiliana, apparsa evidente già dalla metà del 2009, è destinata a continuare anche quest’anno: per il 2010 il governo di Brasilia si aspetta una crescita del 5% del PIL, superando. I risultati economici del governo di Lula avranno conseguenze importanti anche sulla situazione politica del Brasile; tali performance, infatti, non potranno che influenzare l’esito delle elezioni federali che si terranno in ottobre.
Tratto da: http://www.equilibri.net/
Clima, da Lula la «proposta indecente» alla Conferenza delle Nazioni unite sul Clima
Alla Conferenza delle Nazioni unite sul clima, che si terrà dal 7 al 18 dicembre a Copenaghen, il Governo di Luiz Inácio Lula da Silva si presenterà in simbiosi con la Francia di Nicolas Sarkozy: i due Paesi hanno adottato, come biglietto da visita, un testo comune, con l’auspicio che il vertice si concluda stabilendo impegni ambiziosi e al tempo stesso vincolanti.

In Brasile le tesi negazioniste che cominciano ad affermarsi nel primo mondo – secondo le quali gli allarmi sul clima sarebbero eccessivi ed ingiustificati – non hanno per ora molto seguito, e l’Esecutivo in carica si è impegnato a ridurre di ben il settanta per cento la deforestazione dell’Amazzonia entro il 2020, sempreché anche Stati Uniti e Cina mostrino analoga buona volontà, ed accettino di ridurre dell’ottanta per cento, entro la stessa data, le emissioni di anidride carbonica.
Se la proposta avanzata da Lula fosse accettata, il Paese sudamericano taglierebbe le proprie emissioni di CO2 di quasi il quaranta per cento (tra il 36,1 e il 38,9 per cento, dicono gli specialisti, ndr). Il presidente-operaio ha anche chiesto che i Paesi sviluppati non si limitino a ridurre le emissioni responsabili dell’effetto-serra, ma sovvenzionino economicamente quelli in via di sviluppo, perché possano raggiungere i propri obiettivi per la salvaguardia dell’ambiente, senza con ciò rinunciare alla crescita.
Tratto da: http://musibrasil.net/
Un bancario ticinese: “Se parlassimo, il governo italiano cadrebbe in 24 ore”
“Non c’è politico o esponente dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera”. Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell’impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier.

LUGANO – Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c’è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.
Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell’Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.
Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. “La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani – spiega il professore – e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari”.
Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l’economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.
Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell’altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l’ambasciatore d’Italia a Berna.
La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno”. “Non c’è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera” ha raccontato l’ex direttore al Blick.
Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. “Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi – si legge sul Blick – non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest”.
Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. “Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest’ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi”.
Fonte: http://www.tio.ch/
La Borsa di San Paolo prima al mondo per crescita
In un momento in cui tutti i paesi registrano una forte crisi le imprese e la borsa Brasiliana sono in forte aumento

(ANSA) – SAN PAOLO, 27 OTT – La Borsa di San Paolo (BM&F Bovespa) ha fatto registrare negli ultimi dodici mesi un rialzo di 121% in real e di 188% in dollari, il piu’ alto al mondo dopo la crisi globale.
L’indice Bovespa era sceso a 29.435 punti il 27 ottobre del 2008, in conseguenza della deflagrazione della crisi globale, ed e’ arrivato oggi a 65.470 punti. Il valore di mercato delle 443 imprese quotate alla Bovespa era di 1,1 miliardi di real (circa 440 milioni di euro), ed e’ arrivato oggi 2,3 miliardi di real.
Delle azioni piu’ forti a San Paolo, l’impresa mineraria MMX e’ salita del 473%, il Banco do Brasil 178%, la Petrobras 115% e la Vale do Rio Doce 111%. Le commodities come petrolio e minerali hanno la parte del leone nella Bovespa: la sola Petrobras rappresenta il 18% del valore totale.
Rispetto al 188% di San Paolo, la Borsa di Bombay e’ salita del 119%, quella di Hong Kong del 105%, quella di Citta’ del Messico 82% e quella di Shangai 81%. La Borsa di Francoforte ha riguadagnato il 53%, Londra il 40%, la Dow Jones il 20% e la Nasdaq il 42%.
Secondo gli osservatori, le ragioni per il boom della Bovespa sono il forte ingresso di capitali stranieri in Brasile, l’architettura macroeconomica dimostratasi molto solida durante la crisi, il parco industriale molto diversificato, risorse naturali tra le maggiori al mondo e un buon livello di servizi.
(ANSA).
Lula all’Onu si scaglia contro le Banche
ll presidente del Brasile intervenendo all’assemblea generale delle Nazioni Unite si scaglia contro le banche e i grandi interessi economici: “Autorità economiche indipendenti si sono accaparrati beni e risorse comuni”
Il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, è intervenuto all’assemblea generale dell’Onu scagliandosi contro i banchieri e le grandi multinazionali che non sono stati in grado di prevedere la crisi economica: “All’inizio di questa crisi dissi che la storia non ci avrebbe mai perdonato se non ci fossimo occupati solo delle conseguenze ma anche delle cause. Questa è la crisi dei grandi dogmi. Le banche si sono autoregolamentate per troppi anni senza alcun controllo da parte delle istituzioni nazionali. Demonizzando le politiche sociali. Sono i leader dei vari Paesi che devono trovare strategie per superare la crisi, non tecnocrati arroganti che non sono stati in grado di prevedere la catastrofe”.
(ASCA) – Roma, 23 set – La crisi finanziaria globale e’ stata pagata dai Paesi piu’ deboli, dai poveri e dagli operai.
Cosi’ Luiz Inacio Lula da Silva, presidente brasiliano, nel suo intervento all’Assemblea Generale dell’Onu.
Lula ha poi detto che ”dodici mesi dopo la crisi stiamo osservando alcuni progressi. Ma ci sono ancora molti dubbi. Nessuno e’ ancora disposto ad affrontare serie distorzioni in uno scenario multilaterale”.
”Il fatto che abbiamo evitato un collasso totale del sistema ha creato certi fenomeni in certi settori. Molti problemi sono stati ignorati. C’e’ stata una forte resistenza all’adozione di alcuni meccanismi per il controllo dei mercati finanziari. I Paesi ricchi rimandano le riforme, come quella del Fondo monetario internazionale della Banca mondiale”, ha spiegato il presidente. ‘Non riusciamo a capire la paralisi del Doha Round, la cui conclusione andrebbe soprattutto a vantaggio dei piu’ poveri”, ha aggiunto. ”Siamo seriamente preoccupati di un ritorno al protezionismo”, ha detto sottolineando che ancora troppo poco ”e’ stato fatto contro i paradisi fiscali”.
Il Brasile non e’ stato seduto, secondo Lula, ‘’siamo stati l’ultimo Paese a finire nella crisi e il primo ad uscirne: non e’ una magia cio’ che abbiamo fatto. Abbiamo mantenuto il nostro sistema finanziario esente dalla speculazione. Ci siamo trasformati da debitori a creditori ma soprattutto abbiamo intensificato le nostre politiche sociali”.
Recessione/ La crisi? Negli Emergenti non si sente. In Italia uno su due è pessimista
Finalmente si dorme! Già perché con la crisi economica, secondo quanto dicono gli esperti delle più importanti organizzazioni internazionali come Ocse e Fondo Monetario Internazionale, ormai alle spalle i consumatori di tutto il mondo possono tornare a fare sonni tranquilli. Secondo la Doxa, infatti, che ha appena reso pubblici i risultati di uno studio del gruppo Win (Worlwide Independent Network Of Market Research), condotto in 22 Paesi del mondo e che ha monitorato la percezione della popolazione rispetto alla crisi economica in corso, almeno uno su due degli intervistati (il 54%) ha sofferto di almeno uno di questi quattro disturbi psicologici (considerati conseguenza diretta della recessione): disturbi del sonno (26%), stati d’ansia (40%), depressione (18%) e stress (40%). E ne hanno risentito maggiormente i cittadini di Giappone, Russia, Libano, Usa e Messico mentre in misura minore la popolazione di Olanda, Austria, Italia, Spagna e Brasile.
Finalmente si dorme! Già perché con la crisi economica, secondo quanto dicono gli esperti delle più importanti organizzazioni internazionali come Ocse e Fondo Monetario Internazionale, ormai alle spalle i consumatori di tutto il mondo possono tornare a fare sonni tranquilli. Secondo la Doxa, infatti, che ha appena reso pubblici i risultati di uno studio del gruppo Win (Worlwide Independent Network Of Market Research), condotto in 22 Paesi del mondo e che ha monitorato la percezione della popolazione rispetto alla crisi economica in corso, almeno uno su due degli intervistati (il 54%) ha sofferto di almeno uno di questi quattro disturbi psicologici (considerati conseguenza diretta della recessione): disturbi del sonno (26%), stati d’ansia (40%), depressione (18%) e stress (40%). E ne hanno risentito maggiormente i cittadini di Giappone, Russia, Libano, Usa e Messico mentre in misura minore la popolazione di Olanda, Austria, Italia, Spagna e Brasile.
La ricerca prende in esame i diversi ambiti economici toccati dalla crisi (reddito personale, mercato immobiliare, stabilità delle banche e del mercato azionario, tagli alle spese, fiducia nei governi) e indaga sugli effetti psicologici da essa prodotti nei cittadini. In generale dalla ricerca emerge che Brasile, Canada e India sono i Paesi che risentono meno della crisi, nei quali il livello di ottimismo è superiore o uguale alla media e anche i tagli alle spese e le conseguenze psicologiche sono più contenuti. I più colpiti sono invece Francia, Giappone, Messico, Argentina e Islanda.
Per quanto riguarda il futuro, dall’indagine risulta che i consumatori stiano lentamente riguadagnando fiducia nelle condizioni finanziarie del proprio Paese e che il livello di pessimismo sia considerevolmente diminuito, rispetto all’indagine precedente svolta nel marzo 2009.
Quasi la metà (45%) degli intervistati ritiene che la situazione economica rimarrà invariata nei prossimi tre mesi, mentre il 19% pensa che migliorerà e il 31% che peggiorerà. E Cresce anche la fiducia nella stabilità e solidità del mercato azionario. Relativamente ai consumi, almeno uno su due (il 54%) dichiarano di aver tagliato le spese (soprattutto per abbigliamento/calzature/accessori e divertimenti).
FOCUS ITALIA. Sintetizzando i risultati dell’indagine Doxa su un campione di circa 1000 intervistati, l’Italia si colloca tra i Paesi in cui il livello di pessimismo è piuttosto alto, con tagli alle spese consistenti. Anche se non ci sono stati grandi effetti sulla salute psicologica della popolazione. Nello specifico dalla ricerca emerge che quasi la metà degli italiani (49%) è convinto che la situazione economica dell’Italia rimarrà invariata nei prossimi tre mesi, mentre il 31% ritiene che peggiorerà. Solo il 17% degli intervistati è ottimista e convinto che le condizioni finanziarie del Paese miglioreranno.
Fonte
G8, Aquila. Lula: “Tutti i Paesi devono partecipare al vertice”
“Con il presidente Lula abbiamo espresso la volontà di fare evolvere il G8″, ha detto ieri notte Nicolas Sarkozy nella conferenza stampa al termine dell’incontro con il presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva a margine del G8 a L’Aquila…
Vi ricordate l’articolo Accordo Militare Brasile Francia
Mi sa che qualcuno si è accorto che il Brasile sta diventando una super potenza..
Ascoltate cosa dice Lula..
“Non credo che il G8 rappresenti più gli interessi del mondo globalizzato…sopratutto adesso che stiamo attraversando una crisi economica in cui i paesi emergenti si presentano con maggiori possibilità…”"
“Non sono io che devo dire come il G8 deve funzionare, ma il gruppo dei Paesi dovrebbe essere molto più ampio”. Lo ha detto il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva a Roma, al termine di una conferenza stampa all’ambasciata brasiliana per presentare la candidatura di Rio de Janeiro ad ospitare le Olimpiadi del 2016, parlando del G8 dell’Aquila. Il presidente brasiliano parteciperà al vertice e incontrerà il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi.
Cosa ne penso io..?
Quello che ho sempre detto.
I “paesi ricchi” non sono più tanto ricchi.. Hanno finito le loro risorse , hanno giocato tutte le loro carte. Ora in un disperato tentativo di salvare il sedere cercanno accordi internazionali e coalizioni.
Mentre i paesi poveri non sono più tanto poveri. Hanno risorse e potenzialità di crescita. Hanno ancora auoto da acquistare, telefonini, tv ecc…
Il futuro è in Brasile..


























































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