Archive for the ‘Libertà’ Category
Adesso anche tu puoi partecipare alle decisioni del tuo Paese. CompraUnVoto.it
E’ arrivata la nuova e rivoluzionaria piattaforma di mediazione economica dal basso che permette a tutti i cittadini di partecipare finalmente alla gestione di questo paese.
Sei vittima di un disegno di legge che ti penalizza? Sei uno studente che rischia di vedere il suo futuro gettato al macero? Un cittadino qualunque costretto ad accettare una discarica tossica nel giardino di casa?
Niente paura, con compraunvoto.it anche tu potrai finalmente fare valere le tue ragioni!
Basta farsi carico di una piccola quota, a partire da un minimo di dieci euro, e partecipare così insieme a tutti gli altri all’acquisto del voto di un parlamentare.
Non solo i soliti potenti, adesso anche tu puoi contribuire al controllo di questo paese al costo di appena due birre.
Perché cercare rifugio nella contestazione o peggio nella violenza? In una cleptocrazia avanzata come la nostra bastano un po’ di soldi per decidere le sorti del paese. Rovinare le nostre belle piazze con manifestazioni e tafferugli non serve più: adesso c’è compraunvoto.it.
Vai al sito www.compraunvoto.it
Italia, Università: inaugurazione del nuovo anno accademico. Con polizziotti in assetto antisommossa..
Il bel paese…
Università Ca Foscari, Venezia
Non’è necessario alcun commento..
Commentate voi..
Italia, la politica dei manganelli. WELCOME IN ITALY !!

La distanza siderale che separa il “mondo dorato” in cui alligna la classe politica ed il paese reale dove i cittadini si dibattono fra paure, incertezze e problemi (spesso più grandi di loro) di svariata natura, sta facendosi ogni giorno che passa più siderale.
La politica del nostro tempo vive esclusivamente di autoreferenzialità e ha ormai perso irrimediabilmente la capacità di rapportarsi con quella gente che a scadenze fisse è chiamata a delegare, gettando una scheda nell’urna, il proprio rappresentante. Un personaggio di “plastica” il politico, telegenico e dai modi accattivanti che si rapporterà con lei solo attraverso lo schermo TV, dove parlando a nome di tutti coloro che lo hanno votato (e perciò dello stato e della legalità) annuncerà immancabilmente decisioni deputate ad accrescere i problemi, le paure e le incertezze di cui sopra.
Quando la misura è colma, e negli ultimi mesi sta accadendo sempre più spesso, i cittadini scendono in strada, domandando un confronto e pretendendo delle risposte. Ma la classe politica non ha risposte e non possiede neppure l’umiltà necessaria per scendere dal suo mondo dorato ed entrare nel merito dei problemi delle “persone normali”, problemi il più delle volte da lei stessa generati.
Ecco allora che l’unica risposta plausibile per chi vive fra auto blu, festini alla coca nei salotti che contano, rotocalchi televisivi, tangenti ormai legalizzate sotto forma di consulenze e panegirici autoreferenziali, consiste nel lasciare spazio allo strumento che più di ogni altro risulta in grado di essere convincente, senza oltretutto permettere alcuna replica. Il manganello…
Manganellate per chi non vuole la Tav..
Manganellate in Val di Susa, dove i cittadini che si oppongono ad un’opera devastante ed economicamente disatrosa non hanno mai visto gli uomini politici di riferimento “uscire” dalla TV per fornire spiegazioni ed intavolare un confronto, ma in compenso hanno sentito la gragnuola di manganellate sulle loro teste, finendo spesso e volentieri all’ospedale.
Manganellate per chi non vuole le discariche..
Manganellate a Terzigno, dove la popolazione destinata a venire avvelenata da una discarica abusiva sotto il controllo dello stato non hanno mai avuto l’onore di vedere scendere fra loro un qualche politico fra quelli che hanno deciso di annientare il loro futuro. Ma tutte le notti vedono scendere i manganelli, in un’escalation di violenza durante la quale la polizia ha ormai violato qualsiasi regola propria di uno stato civile.
Manganellate a Cagliari per reprimere la protesta dei pastori sardi
Manganellate a Cagliari, dove i pastori ridotti sul lastrico, con le proprie case e le proprie aziende ormai all’asta, domandavano un confronto con la giunta regionale. Ed hanno ricevuto in cambio bastonate e lacrimogeni lanciati in maniera criminale ad altezza uomo. Con la risultante che Roberto Fresi, pastore di Sassari, oltre alla casa rischierà di perdere anche un occhio.
E ancora manganellate sugli operai che protestano per essere stati messi in mezzo ad una strada, manganellate sugli studenti che domandano perché sia negato loro un futuro. Manganellate sugli ambulanti che occupano la tangenziale chiedendo spiegazioni (e non ricevendole) in merito alla direttiva Bolkestein (firmata in segreto) che metterà a rischio il mestiere che offre loro da vivere.
Manganellate ai tassisti, agli allevatori, ai precari.
Manganellate a Chiaiano, ad Acerra, a Vicenza e in molte altre occasioni che sicuramente abbiamo dimenticato.
Manganellate non contro teppisti, violenti o facinorosi, ma contro semplici cittadini che legittimamente chiedono conto di decisioni che hanno rovinato e rovineranno loro la vita.
Manganellate ordinate da chi ha paura di uscire dalla TV, da chi rifugge ogni confronto, da chi ritiene che una volta blindata la rappresentanza in parlamento il manganello rappresenti l’unico strumento di confronto con il cittadino.
Resta solo da domandarsi se questa consorteria ormai imprigionata nei pixel del teleschermo, pensi veramente di delegare alle forze dell’ordine e al manganello, la ricomposizione di tutti i disastri che sta creando nel paese. Manganellare chiunque osi alzare la testa e far sentire le proprie ragioni, restando nascosti nelle stanze del potere, potrà anche essere una strategia che paga, ma sicuramente solo nel breve termine. Quando ad alzare la testa saranno in troppi ed i manganelli non basteranno più non resterà loro che uscire dalla TV, dove il mondo sta tornando in bianco e nero ed anche i vip delle politica riacquistano la natura di esseri umani. Che soffrono, piangono, lottano e sono tenuti a dare risposte.
Tratto da: http://www.luogocomune.net/
Politica e giornalismo in Italia…
Politica e giornalismo in Italia.. Succede da sempre..
Alberto Sordi nei panni del giornalista giovane ed idealista Silvio Magnozzi, viene sottoposto alle pressioni del plutocrate di turno (quanti riferimenti al presente!)
“Fuori la mafia dallo Stato”. A Como Dell’Utri contestato, abbandona il palco. Finalmente un po di democrazia.
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Questa è una grande dimostrazione di come dovrebbe funzionare la democrazia e la libertà di espressione. Non servono botte, lanci di pietre o altro del genere. Basta semplicemente fargli sentire il fiato sul collo. Urlarli contro al punto che sono costretti ad andarsene. Nessuna violenza. Quindi non possono etichettarti come esagitati o pazzi scatenati. Quello che spaventa la classe dirigente truffaldina è la massa “intelligente” non quella che tira calci e pugni.
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Il senatore azzurro era ospite del Parolario. Il suo intervento doveva ruotare attorno ai presunti diari di Mussolini
Gran pieno di pubblico, dentro e fuori il tendone nel centro di Como dove Marcello Dell’Utri avrebbe dovuto parlare dei suoi, probabilmente falsi, diari del Duce. Erano tutti lì per lui. Ma non tutti per ascoltarlo. Alcuni, giovanissimi, erano arrivati perché avevano visto su Facebook il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. Massimo e i suoi amici avevano mandato una pioggia di email e avevano autoprodotto un po’ di volantini, piccolissimi, su cui era riportata la parte finale della condanna a Dell’Utri in appello, a sette anni per “concorso nelle attività dell’associazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra”.
Armando Torno, giornalista, saggista e amico del senatore Pdl, ha preso la parola in perfetto orario. Ma quando ha passato la parola, è partito il primo intervento non programmato dal pubblico: “Ma vi sembra giusto aver invitato qui un condannato in appello a sette anni per mafia?”. Si scatena un applauso e poi cori, slogan, canti che si fermeranno solo mezz’ora più tardi, quando Dell’Utri, sconfitto, scende dal palco e se ne va. Doveva essere uno dei tanti incontri di fine estate in riva al lago di Como, organizzato dall’associazione “ParoLario”. Invece si è tramutato in una clamorosa sconfitta per il senatore. Subito sette ragazzi del gruppo Facebook si sono schierati: avevano indossato magliette bianche su cui avevano scritto, con il nastro adesivo nero, una sola lettera dell’alfabeto. Ma visti insieme, componevano una parola: “Mafioso”. Fermàti e identificati, insieme a un amico colpevole di avere indosso una maglietta rossa. Un altro gruppo di ragazzi stende il suo striscione: “Marcello, baciamo le mani”. Un ragazzo intanto si è fatto sotto il palco sventolando un libro che voleva regalare al senatore: “Dossier Mangano” (Kaos editore). L’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) di Como distribuiva un volantino in cui criticava la scelta di “aver invitato un condannato per mafia, noto per le sue numerose dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini”.
Il locale Comitato per la difesa della Costituzione, invece, nel suo volantino non lo nominava neppure, Dell’Utri, ma faceva un elenco dei morti ammazzati, da Giorgio Ambrosoli a Carlo Alberto Dalla Chiesa, contrapposti al mafioso Vittorio Mangano, sotto il titolo “Felice il popolo che non ha bisogno di eroi”. Qualcuno di Rifondazione comunista fa partire il coro: “Bella ciao”, che unisce giovani e vecchi, antimafiosi e antifascisti. Stupiti loro stessi di essere così tanti. Rigorosi ma pacifici. Nessun gruppo organizzato da catalogare come “estremisti dei centri sociali”, solo ragazze e ragazzi in t-shirt e canottierina, o cittadini più maturi, sorridenti e felici, per questo pomeriggio di sole in riva al lago di Como.
Tratto da: http://www.ilfattoquotidiano.it/
Emendamento 1707. Ecco dove sta andando l’Italia..
Ecco dove sta andando il nostro Paese..
VIOLENZA SESSUALE “LIEVE” AI MINORI:
ECCO I NOMI DEI SENATORI FIRMATARI

Si commenta da sé.
Si erano inventati un emendamento proprio carino.
Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l’emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di “Violenza sessuale di lieve entità” nei confronti di minori.
Firmatari alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l’abolizione dell’obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se – appunto – di “minore entità”.
Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale “di lieve entità” nei confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c’è stato il fuggi-fuggi, il “ma non lo sapevo”, il “non avevo capito”, il “non pensavo che fosse proprio così” uniti all’inevitabile berlusconiano “ci avete frainteso”.
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell’emendamento 1707.
Annotateli bene (e ricordate le facce):
sen. Maurizio Gasparri (Pdl), sen. Federico Bricolo (Lega NordPadania), sen. Gaetano Quagliariello (Pdl), sen. Roberto Centaro (Pdl), sen. Filippo Berselli (Pdl), sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord
Padania), sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).
Per la cronaca:
il sen. Bricolo era colui che proponeva il “carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico” (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina o un bambino);
il sen. Berselli è colui che ha dichiarato “di essere stato iniziato al sesso da una prostituta” (e da qui si capisce molto…);
il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari “emendamenti per impedire i matrimoni misti”;
mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che “i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone” (citazione di una frase di Mussolini).
…e adesso cominciamo a riflettere se essere sempre politically correct con chi li ha votati sia una mossa che paga…
fatela girare se avete voglia e tempo..
l’informazione da oggi è un dovere quasi etico… anche per ciascuno di noi.
Dell’Utri condannato per mafia, ma non dai Tg! La servitù volontaria
L’ideatore di Forza Italia condannato anche in appello a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Ricordiamolo.. il Senatore Dell’Utri.
Ecco chi ci governa..! E Forza Italia (PDL) festeggia..?? E quasi tutti i Tg di regime in difesa..!! Che Paese, unl’altro buon motivo per pensare ad un futuro alternativo in Brasile.
C’è anche la servitù volontaria. Ed è la più insidiosa. A molti giornalisti, alla gran parte dei cosiddetti giornalisti italiani il bavaglio non serve. Nessuna legge li renderà meno liberi di quel che già sono. Tra questi, sia chiaro, non ci sono soltanto i dipendenti del partito azienda. I quali pure non si risparmiano in questa nobile gara. Guardate l’editoriale del direttore di “Studio Aperto”. Il regime mediatico è visibile nella sua ultima fase: la disperata negazione dell’evidenza. Con buona pace di quegli oppositori di panna montata che non hanno mai considerato lo strapotere mediatico dell’avversario – al pari dei problemi di mafia, corruzione ed eversione del suo gruppo di potere – un problema prioritario per l’agibilità democratica di questo paese.
Tratto da: http://www.pieroricca.org/2010/06/30/481057/
Un referendum per il Default. Salviamo l’Italia

Le ridicole vicende greche hanno fatto distogliere l’attenzione su quanto accaduto in un altro paese, che e’ l’Islanda. Come ricorderete, l’ Islanda aveva scommesso molto sulla finanza di carta e al botto del credit crunch si era trovata sovraesposta e i cittadini pieni di debiti. Ma non solo: una delle loro banche , che di fatto pesa sul governo, era esposta finanziariamente in maniera enorme.
Quello che e’ successo e’ che inglesi e olandesi , ovvero i loro finanzieri, si sono presentati a battere cassa, pretendendo che dopo aver causato i disastri che ben conosciamo gli islandesi li finanziassero anche , come se il disastro fosse stato un’operazione in attivo.
Il primo ministro del luogo a quanto pare si e’ rifiutato di sbattere sul lastrico la popolazione islandese, e ha convocato un referendum, che ha vinto con percentuali bulgare.
In pratica, l’Islanda ha dichiarato default, e lo ha fatto con uno strumento democratico, che e’ il referendum. Questo atto probabilmente li portera’ fuori dall’ FMI (beati loro) e potrebbe , come dice l’articolo, creare dei problemi al loro accesso nella UE.
Ma non e’ qui il punto: il punto e’ che a loro e’ accaduto quanto accadde al Dubai. Non appena il governo dichiara default, i finanzieri si precipitano a trattare, e si accordano per una restituzione molto limitata dei soldi.
Cosa significa?
Se lo facessimo in Italia, cosa che auspico da sempre, e annunciassimo che il governo NON paghera’ il debito pubblico, non succederebbe quanto accaduto in Argentina (ove la crisi che e’ seguita e’ stata dovuta ad ALTRI fattori e il default e’ stato semmai una conseguenza) , succederebbe esattamente la stessa cosa: i contraenti del debito si presenterebbero a roma a cercare un accordo , e probabilmente ci troveremmo a restituire si e no il 20% dei soldi, solo avendo un governo che faccia la voce dura, o che non abbia scelta.
Lo strumento del referendum, in effetti, e’ micidiale. Il debito pubblico in se’, non essendo materia fiscale, non e’ compreso nella norma costituzionale che vieta referendum sulla politica fiscale. Cosi’ , e’ possibile anche in Italia organizzare un referendum che proponga al governo di NON pagare il debito pubblico. Una volta fatto il referendum, comunque lo gestisca il governo, il debito pubblico e’ esaurito.
Faccio presente che una volta fatto il referendum, non ci sarebbe bisogno di aspettare le sue conseguenze, perche’ il rischio sara’ cosi’ alto che gli investitori abbandonerebbero in massa i titoli di stato, o comprerebbero quantita’ enormi di CDS, ammesso che qualcuno glieli venda ad un prezzo decente , cosa che non e’.
Cosi’, e’ possibile portare il paese al default in maniera democratica.
Occorre che qualcuno, lavorando con un basso profilo, costituisca un comitato per il referendum contro il debito. Diciamo un referendum che, di punto in bianco, ridimensioni il deficit al 20% del suo valore attuale.
Questo deve essere fatto in sordina, quasi per passaparola, senza troppa pubblicita’ sui giornali, solo coi banchetti per le strade. In caso arrivi un giornalista, si fugge o si risponde “no comment”.
Poi si presenta il referendum alla consulta, e si aspetta che venga dichiarato attuabile. Una volta che la notizia finisca sui giornali, DI FATTO il referendum avrebbe aumentato il rischio cosi’ tanto che tutti molleranno l’osso e si precipiteranno a trattare.
Cioe’, il default e’ dichiarato nel momento stesso nel quale e’ ufficiale che potresti anche farlo; l’esito referendario e’ quasi irrilevante.
La cosa sulla quale vorrei essere chiaro e’ che non-succede-nulla. Come nel caso greco, come nel caso di Dubai, come nel caso islandese, a quel punto iniziano trattative su come gestire la cosa. Sapete perche’?
Perche’ di fatto la finanza e’ considerata molto piu’ potente di quanto non sia in effetti. Sinora il finanziere ti ha detto “se il governo non fa come dico io, allora ritiro gli investimenti e il tuo paese fara’ la fame”. Davvero? Dimentichiamo pero’ che se il tuo “investimento” consiste nella costruzione di una ferrovia, per dire, tu non ritiri proprio nulla. E anche se non fosse un investimento materiale, non e’ che hai investito nel mio paese per farmi un favore: hai investito perche’ ci guadagnavi, e se adesso non ci guadagnerai piu’, ai tuoi azionisti non piacera’.
Morale della storia: persino stati relativamente piccoli quali il Dubai o l’ Islanda possono sfidare la finanza, che quando lo stato alza la voce si presenta a coda bassa per trattare. Faccio presente che la somma dei debiti islandesi e’ circa 11 volte il PIL, cioe’ hanno un debito pubblico del 1100% del PIL.
In passato, l’ FMI ha prestato un sacco di soldi all’Islanda, quasi 6 miliardi di euro, tramite le banche socie di Giappone e di alcuni stati scandinavi. Il problema e’ che questo referendum forse mettera’ l’islanda fuori dall’ FMI, con il risultato che giapponesi e scandinavi rimarranno senza garanzie.(1)
Morale della storia: la finanza e’ debole, e si piega molto piu’ facilmente di quanto si creda, perche’ in fondo lavora su convenzioni e leggi, che i governi sono chiamati a far rispettare. Se non vengono rispettati, semplicemente i finanzieri si presentano col cappello in mano a trattare.
Per cui, direi che se qualcuno vuole formare un comitato che raccolga firme per il default, puo’ iniziare a rimboccarsi le maniche.
E no, non aspettatevi roba del genere da gente come Grillo, sanno solo fare ammuina.
Uriel
(1) Cosi’ imparano. Il prestito nacque perche’ i russi avanzarono l’offerta di un prestito da 4 miliardi di euro, potendo cosi’ espanedere l’area di influenza. L’ FMI si mosse facendo una controferta da 6 miliardi di euro, provenienti dalla banca centrale giapponese e da quelle scandinave.
Tratto da: http://www.wolfstep.cc/
Io, cittadino dell’Italianistan.
Salve, sono un cittadino dell´Italianistan.
Vivo a Milano in un palazzo costruito dal Presidente del Consiglio.
Lavoro in una azienda di cui è azionista il Presidente del Consiglio.
L’assicurazione dell´auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente del Consiglio, come pure l´assicurazione che gestisce la mia previdenza integrativa.
La mattina compro il giornale, di proprietà del Presidente del Consiglio, come pure la banca ove mi accreditano lo stipendio.
Vado a far spesa in un Ipermarket del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti di aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
La sera, se vado al cinema, mi reco in una sala del circuito di proprietà del Presidente del Consiglio e guardo un film prodotto e distribuito da una società del Presidente del Consiglio e da lui finanziato.
Se rimango a casa, guardo la TV del Presidente del Consiglio con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio, dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono continuamente interrotti da spot realizzati dall´agenzia pubblicitaria del Presidente del Consiglio.
Spesso guardo i risultati delle partite, perché faccio il tifo per la squadra di cui il Presidente del Consiglio è proprietario.
Se non guardo la TV del Presidente del Consiglio, guardo la RAI, i cui dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.
A volte mi stufo e vado a navigare un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
Se però non ho voglia di TV o di navigare in internet, leggo un libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che vengono approvate da un Parlamento composto da dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio.
Lui governa nel mio esclusivo interesse.
Mi sento un ragazzo molto fortunato!
Time: l’Italia contro la libertà internet
Da Time Magazine
“Hot on the heels of the Google vs. China censorship dispute, a new front in the showdown between state power and Internet freedom is opening in Italy. Prime Minister Silvio Berlusconi’s government is pushing through new measures that would give the state control over online video content and force anyone who regularly uploads videos to obtain a license from the Ministry of Communications”
(Immediatamente dopo la controversia sul caso Google contro Cina, si apre in Italia un nuovo fronte di conflitto tra potere dello stato e libertà sulla rete. Il primo ministro Silvio Berlusconi sta portando avanti nuove misure di legge che darebbero allo stato il controllo sull’attività di pubblicazione di video on line e costringerebbero coloro che lo fanno in modo regolare a fornirsi di una licenza rilasciata dal Ministero delle comunicazioni)
Con questa storia del decreto Romani, che di fatto mette il bavaglio a chi voglia esprimersi su YouTube o altra piattaforma video, ci siamo guadagnati, come dice il magazine americano, il secondo posto dietro la Cina in quanto a voglia di mettere le mani sulla libertà di impresa e su quella di espressione degli italiani.


























































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