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Italiani in Brasile: Intervista a Pierluigi Guerini
Pierluigi Guerini, nasce e vive a Pandino (Cremona) sino al novembre 2004 quando decide di trasferirsi a Salvador Bahia, in Brasile. Dopo una laurea in Business administration, un lavoro come consulente aziendale, curatore fallimentare e direttore finanziario della filiale Libica di una azienda di costruzioni decide che è ora di cambiare vita completamente….

Perchè sei andato in Brasile e che cosa apprezzi?
Ero alla ricerca di novità , di nuove motivazioni ed esperienze. Tutto è nato per caso da un viaggio di piacere fatto nel 1998 che si è trasformato in una assidua frequentazione e alla fine un cambio di vita.
Della mia nuova vita brasiliana mi piace la possibilità di avere spazio per crescere, avere nuove opportunità di affari e la consapevolezza che c’è ancora molto da fare e non che tutto sia già stato inventato o fatto. Questa era la sensazione che provavo in Italia.
Apprezzo molto la semplicità e naturalezza con le quali si vive qui.
Le maggiori differenze che ho riscontrato riguardano le classi sociali basse, poiché quelle media e alta media tendono omologarsi e assomigliarsi ovunque.
Tra la gente comune ho trovato maggior voglia di vivere, di essere allegra, di essere fatalista e meno programmatrice.
Per ciò che riguarda la mia integrazione in Brasile, devo ammettere che mi sento abbastanza inserito nella vita quotidiana ed il mio essere semplice, umile e disponibile mi ha aiutato ovunque. Stranamente mi sento vicino, o lontano, ad entrambe le culture. Amo i cambiamenti, amo conoscere nuove culture e vivere nuove esperienze.
Puoi raccontare com’è natal’idea del tuo hotel?
L’Hotel Cocoon è come un figlio a cui ho trasmesso i miei geni, il mio pensiero e il mio modo di vivere. Il Cocoon è la perfetta rappresentazione materiale del mio concetto di eleganza e stile. L’ho disegnato e costruito assieme al mio socio.
Lo stile dell’hotel è simile a quello di una astronave: penso sia il primo esempio di una nuova architettura che ho chiamato MINIMALISMO FUTURISTA, cioè uno stile minimalista ispirato al futuro.
Quali sono le peculiarità dell’ Cocoon Hotel?
E’ un nuovo concetto di eleganza e di buon gusto; si tratta di un nuovo modo di vivere in hotel, insomma, una nuova dimensione. I turisti adorano lo stile architettonico, l’ottimo gusto decorativo, la grande funzionalità ed il confort. Inoltre, sono colpiti dal contrasto tra una struttura iper-moderna ed il calore dello staff che lavora al Cocoon, tutti giovani, motivati e attenti alle esigenze degli ospiti.
Che cosa pensano i Brasiliani dell’Italia?
I brasiliani guardano all’Italia con rispetto ed ammirazione, per la sua storia, le sue bellezze e per la sua capacità di essersi imposta nel mondo con il suo Made In Italy attraverso la moda, le auto di lusso e la cucina.
Personalmente, sento la mancanza dei sapori della nostra cucina e dei prodotti nostrani e ovviamente la presenza degli amici e della famiglia.
Si mi sento orgoglioso di essere italiano; L’ Italia è un bellissimo paese con gente intraprendente, onesta e dal gran cuore.
Piatti Italiani o Brasiliani?
E’ difficile scegliere fra piatti italiani, anzi impossibile, ma la cosa che più mi manca è la polenta, d’ altronde sono in parte bergamasco! In Brasile, la carne alla brace, il famoso churrasco è molto buono. La cucina bahiana è molto saporita e pesante. Zuppe di pesce in olio di dendè e fejoada (riso, fagioli e vari tipi di carne e salsicce tutto mescolato assieme a farina di farofa).
Al Cocoon abbiamo uno dei miglior ristoranti italiani della città , il ristorante STAR e quindi mangio sempre italiano!
Un consiglio per altri Italiani che sognano di trasferirsi all’estero?
Il consiglio che mi sento di dare a tutti quanti è quello di valutare bene quale è il tipo di lavoro e di vita che interessa fare realmente; considerando il fatto è che se già si sta pensando di cambiare vita è meglio cercare di fare qualcosa di motivante.
I’m always out to change things, rethink them and make them better (Ian Schrager)



Il Carnevale di Salvador de Bahia
Quello di Salvador è il secondo più importante del Brasile. E’ un’esplosione di sfrenata allegria e grande divertimento, in cui si mescolano elementi sacri e profani, del cattolicesimo e del candonblè, dove musica e spontaneità sono le uniche regole. A Salvador di Bahia il carnevale ha mantenuto delle caratteristiche popolari.
Il carnevale in Brasile fu portato dai portoghesi, é infatti una festa europea medioevale ampliamente rivista dalla popolazione di colore (discendente degli antichi schiavi africani) che la ha utilizzata per riproporre le loro antiche tradizioni africane. L´ uso della musica, la danza, il corpo, la partecipazione entusiasta e effervescente del popolo fanno parte della cultura africana. Durante il carnevale la popolazione di colore si organizza in gruppi, chiamati afoxé, suonano musica sacra, o blocos afro che ripropone ritmi musicali più attualizzati, il famoso samba-reggae.
Si svolge in genere a Febbraio o a Marzo; inizia un giovedì sera per terminare il mercoledì successivo all’alba. Sono giorni di smisurata euforia, in cui circa due milioni di persone si riversano festanti per le strade di Bahia per bere, ballare fino allo stremo delle forze e collezionare qualche trasgressione prima che abbia inizio il più sobrio periodo della Quaresima.


In genere il carnevale inizia dopo l’altra grande festa: quella di Yemaná, la divinità yoruba del mare, la grande madre. Per tutto il giorno il 2 di febbraio la città si ferma e va a donare fiori, bambole, profumi a Rio Vermelho, là dove i pescatori le hanno costruito una casa-cappella.
La città stabilisce ogni anno un tema diverso per il Carnevale. Le strade sono addobbate di conseguenza, sopratutto nel Pelourinho. La manifestazione ruota attorno ai gruppi musicali cittadini, noti in tutto il paese, che suonano axé e pagode (la contagiante musica pop di Bahia) in cima agli imponenti e spumeggianti trios elétricos (grandi carri trasformati in palcoscenici, equipaggiati con enormi casse acustiche) seguiti da chiunque voglia ballare per le strade di Salvador.
Nel giovedì grasso sono consegnate le chiavi della città a Re Momo, il Re del Carnevale, un signore panciuto e bonario che diventerà per 7 giorni il padrone assoluto della città. L’unico imperativo per una settimana é divertirsi e pular, pular, pular, saltare…..
Per molti decenni il Carnevale si svolse nelle forme classiche con la sfilata di gruppi carnevaleschi mascherati con grande tifoseria al seguito. La svolta si verificò negli anni Cinquanta, quando due musicisti ebbero un’idea: suonare su una macchina che circolava a passo d’uomo, invitando gli amici a ballare con loro. I due musicisti si chiamavano Dodo e Osmar. Da loro partì il lungo processo che portò alla nascita del trio elettrico e al Carnevale di strada dove per più di sei giorni un milione e mezzo, forse due, di persone ballano, bevono e si divertono.
I Trios Eletricos sono degli enormi camions, del tipo tir, sui 22 metri di lunghezza e 3 di larghezza, sui quali vengono montati dei palchi e prendono gli strumenti dell’orchestra “ao vivo” l’orchestra, i cantanti le ballerine e un’amplificazione potentissima. Un trio in genere ha un bloco, un gruppo carnevalesco con lo stesso abbigliamento super sportivo, una maglietta e un pantaloncino (Abadà) circondato da uomini e donne con una grossa corda che hanno il compito di dividere e proteggere i partecipanti dalla folla che li accompagna lungo le strade.
E sono decine e decine i Trios Eletricos che sfilano per le strade seguiti dalle migliaia di partecipanti che formano i Blocos e dal milione e mezzo e più di persone che affollano il percorso del Carnevale, bevendo, mangiando e soprattutto ballando senza posa per ore e ore.

Da non perdere la folkloristica esibizione dei gruppi afoxés appartenenti alla confraternita dei Filhos de Gandhi (Figli di Gandhi): indossano turbanti bianchi di spugna con le caratteristiche perline bianche e blu e il loro scherzo preferito è spruzzare acqua di colonia sugli spettatori.
I blocos (i gruppi formati da un trios elétricos o un gruppo di percussionisti, insieme ai loro spettatori) vestono la stessa fantasia e sfilano all’interno di un’area delimitata da corde . Parteciparvi è semplice, basta unirvi a loro. Ma attenzione, alcuni blocos potrebbero richiedervi di marciare con uno dei loro colori: si arriva a pagare fino a 225 dollari per l’abadà (maglia o costume per entrare in un bloco a seguire il gruppo preferito).
La sfilata si svolge su due percorsi di circa 12 km dal Farol da Barra a Ondina, percorso chiamato in onore di uno degli inventori del Trio Eletrico, “Dodo” mentre l’altro va da Campo Grande a Praça Alves, “Osmar”.
E proprio la partecipazione di una immensa moltitudine che fa del Carnevale di Bahia la più grande manifestazione musicale e popolare del mondo. Mentre altrove il carnevale va scomparendo, a Bahia cresce di anno in anno, fino diventare l’avvenimento centrale della vita della città, oggetto di discussione tra i baiani durante tutto l’anno e capace di movimentare centinaia di milioni di dollari.
Durante il Carnevale potrebbe costituire un pericolo la folla in fuga (per sfuggire a una rissa) anche se la massiccia presenza della polizia contribuisce a limitare l’insorgere di episodi di violenza. Nel circuito Barra-Rio Vermelho evitate la zona in cui la strada costiera si restringe vicino a Morro do Cristo: qui spesso si verificano scontri e tensioni. Mani possono infilarsi dappertutto, in cerca di tasche piene e per palpare le signore. Per garantirvi un carnevale senza problemi, prendete nota di quanto segue: portate una piccola quantità di denaro, magari nascondendolo nelle scarpe, tenete una fotocopia del passaporto in un posto ben nascosto, lasciate gioielli, orologi, occhiali da sole e altri oggetti di valore in albergo, non sfidate i borseggiatori: non è il caso di partecipare a una rissa andate in giro possibilmente in piccoli gruppi, sopratutto le donne (meglio indossare pantaloni); evitare i luoghi deserti.
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