Posts Tagged ‘crisi economica’
Brasile: prospettive economiche per il 2010

All’inizio del 2009 numerosi economisti affermavano che il Brasile, insieme agli altri mercati emergenti, avrebbe risentito in modo grave della crisi economica che stava attraversando il mondo. Ad un anno di distanza la situazione appare molto diversa da quanto ci si aspettasse e le prospettive per il 2010 parlano chiaro: il Brasile è stato uno dei paesi ad entrare più tardi nella crisi e uno dei primi ad uscirne. Per questa ragione la ripresa dell’economia brasiliana, apparsa evidente già dalla metà del 2009, è destinata a continuare anche quest’anno: per il 2010 il governo di Brasilia si aspetta una crescita del 5% del PIL, superando. I risultati economici del governo di Lula avranno conseguenze importanti anche sulla situazione politica del Brasile; tali performance, infatti, non potranno che influenzare l’esito delle elezioni federali che si terranno in ottobre.
Tratto da: http://www.equilibri.net/
Un bancario ticinese: “Se parlassimo, il governo italiano cadrebbe in 24 ore”
“Non c’è politico o esponente dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera”. Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell’impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier.

LUGANO – Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c’è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.
Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell’Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.
Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. “La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani – spiega il professore – e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari”.
Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l’economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.
Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell’altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l’ambasciatore d’Italia a Berna.
La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno”. “Non c’è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera” ha raccontato l’ex direttore al Blick.
Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. “Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi – si legge sul Blick – non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest”.
Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. “Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest’ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi”.
Fonte: http://www.tio.ch/
I paesi del “BRIC” si stanno staccando dalle economie occidentali
Le economie cosiddetto gruppo BRIC — Brasile, Russia, India e Cina — stanno iniziando a mostrare segnali di disaccoppiamento dalle economie di USA ed Europa. In altre parole, il loro andamento inizia ad essere indipendente dall’andamento delle economie “occidentali”: avevamo ad esempio scritto qualche giorno fa delle ragioni “interne” della crescita di produzione in Cina.
In questo senso, è molto significativa la performance dell’indice FTSE EM, che misura la performance dei mercati emergenti, cresciuto di circa il 41% da inizio anno, contro un ben più modesto 7,2% dei paesi sviluppati, misurata dall’indice FTSE All World developed markets (dati da FT.com). Nonostante vada tenuto presente che in precedenza i mercati emergenti avevano sofferto maggiormente la crisi fianziaria, un eventuale disaccoppiamento della loro economia sarebbe molto importante: infatti, la presenza di economie disaccoppiate è un elemento indispensabile per una ripresa economica.
La ragione è molto semplice: in una crisi, si ha un calo della domanda, che causa un calo della produzione, che a sua volta comporta una diminuzione dell’occupazione, portando ad un ulteriore calo della domanda. Tipicamente, nelle crisi “locali”, la spirale negative viene interrotta dalle esportazioni, che sostengono la domanda (e quindi l’occupazione locale). In una crisi globale, però, dove tutti i paesi hanno un andamento economico “accoppiato”, questo meccanismo non si attiva perché anche la domanda esterna si contrae. Tant’è vero che questo aveva fatto ironicamente dire a Paul Krugman che in questo caso “si può uscire dalla crisi solo trovando un altro pianeta su cui esportare…”.
La ripresa di alcune economie emergenti però crea potenzialmente le condizioni perché il meccanismo di “freno” della crisi si attivi. Serve però un cambio di visione strategica, non vedendo più paesi, come Cina e India, paesi da cui importare merce a basso costo, ma servirebbe che diventassero paesi verso i quali riuscire ad esportare. Il che però richiede anche la capacità di proporre prodotti e servizi ad elevato valore aggiunto, che i mercati locali dei paesi emergenti possono trovare conveniente importare, e non certo prodotti che per competere puntano sul prezzo..
Tratto da: http://www.banknoise.com/
Truffa Madoff. In piena crisi finanziaria una truffa da 50 miliardi di dollari.
Crack Madoff: la storia di una truffa che mette in allarme hedge funds e non solo
Nel pieno della crisi economica e finanziaria che ormai imperversa da più di un anno, su Wall Street si è abbattuta un’altra pesante tegola che avrà ripercussioni più o meno significative anche al di fuori dei confini nazionali. La notizia è arrivata venerdì scorso, quando si è appreso dell’arresto di Bernand Madoff, personaggio molto conosciuto da tempo nel mondo finanziario. Il 70enne Madoff ha ricoperto infatti un incarico molto prestigioso a Wall Street, dove è stato presidente del Nasdaq il listino che raccoglie le società tecnologiche, oltre ad essere consulente presso la piazza azionaria americana, tramite la Bernard L. Madoff Investment Securities Llc, da lui fondata negli anni ‘60.

Per Madoff le manette sono scattate venerdì scorso, con l’accusa di aver architettato una frode colossale da 50 miliardi di dollari attraverso un hedge fund ombra. La paternità della truffa in questione tra l’altro non è riconducibile a Madoff che non può essere riconosciuto come l’ideatore della stessa. La tipologia della frode infatti rimanda indietro nel tempo di diversi decenni e precisamente agli inizi del secolo scorso, riportando al nome di un italiano, Carlo Ponzi. Il bancarottiere conosciuto anche come il “maestro di Boston”, negli anni ‘20 ideò il meccanismo della piramide finanziaria nel quale ad evitare le perdite sono solo coloro che si trovano nelle prime posizioni di questa “catena di S. Antonio”. Lo schema adottato è molto semplice e prevede il pagamento degli utili agli azionisti attraverso i versamenti effettuati dagli acquirenti successivi. L’equilibrio però viene meno nel momento in cui le risorse in entrata non riescono più a coprire quelle in uscita, ed è quanto accaduto a Madoff che fino a novembre è stato capace di fare fronte agli impegni presi.
Nelle ultime settimane però sono sorte le prime difficoltà e di fronte all’impossibilità di effettuare alcuni rimborsi, l’ex presidente del Nasdaq si è reso subito conto che la situazione gli stava sfuggendo di mano, a tal punto da non riuscire più a garantire quell’equilibrio che aveva mantenuto in piedi la piramide fino a quel momento.
Il 70enne Madoff, consapevole di non avere più via di uscita, confessa ai suoi due figli di “aver creato un gigantesco complotto Ponzi, dove non c’è assolutamente un dollaro”, per usare le sue parole. Ai figli palesa anche la sua volontà di consegnarsi alle autorità, previa distribuzione ad amici, parenti e familiari, dei 200-300 milioni di dollari rimasti ancora in circolazione. Madoff però non è riuscito a fare il suo ultimo colpo, perché i suoi figli lo hanno preceduto, denunciandolo alle autorità e facendo così scattare l’arresto del padre venerdì scorso.
L’ex presidente del Nasdaq in realtà è stato già rilasciato grazie all’intervento solerte della moglie, che si è preoccupata subito di far ipotecare la residenza di loro proprietà a Manathann, riuscendo così a recuperare i 10 milioni di dollari richiesti per la cauzione.

Anche se fuori dal carcere, i problemi per Madoff sono appena iniziati, perché se le accuse a suo carico saranno accertate, l’ideatore della truffa rischia di scontare fino a 20 anni di galera, oltre al pagamento di una multa da 5 milioni di dollari.
La frode da lui orchestrata infatti, qualora saranno confermate le prime risultanze, con un buco da 50 miliardi di dollari, si prospetta come una delle più grandi della storia finanziaria di Wall Street, superiore anche al fallimento di Enron, con un collasso da 31 miliardi.
Diversi sono i fondi che subiranno perdite ingenti e a pagare per questo crack saranno anche diversi protagonisti della comunità ebraica di New York e alcune organizzazioni istituzionali. Questa volta almeno la truffa non dovrebbe riguardare gli investitori privati, che potrebbero esserne coinvolti solo in minima parte, mentre a tremare sono gli hedge funds, con il rischio di un effetto domino che solo in Europa potrebbe mandare in fumo il 5% degli asset di fondi di fondi hedge.
Il mercato per ora non sembra risentire in alcun modo delle notizie che si susseguono da venerdì scorso, giorno dell’arresto di Mudoff. Soprattutto nel corso della mattinata, numerose banche e istituzioni finanziarie sono impegnate nella diffusione di diversi comunicati, attraverso i quali vengono smentite o confermate le loro esposizioni al fondo Madoff, con l’indicazione precisa delle cifre eventualmente in questione.
In Europa tra le banche esposte, la più a rischio sembra essere la spagnola Santander (Madrid: SAN.MC – notizie) con oltre 2,3 miliardi di euro, insieme ad Hsbc (Londra: HSBA.L – notizie) che, secondo quanto riportato dal Financial Times, potrebbe accusare perdite per oltre 1 miliardi di dollari. Per Royal Bank of Scotland e Natixis (Parigi: FR0000120685 – notizie) si parla invece di una cifra pari a circa 450 milioni di euro, mentre per Bnp Paribas (Parigi: FR0000131104 – notizie) l’indicazione è di 350 milioni di euro.
Intanto in Italia la Consob ha già avviato una serie di accertamenti con l’obiettivo di quantificare l’impatto del crack Madoff che stando ad alcune indiscrezioni potrebbe essere di circa oltre 3 miliardi di euro ma si attendono ancora le conferme ufficiali.

Questa mattina si è appreso che Generali non è esposta in alcun modo dopo, mentre Unicredit (Milano: UCG.MI – notizie) ha reso noto che la sua esposizione è di circa 75 milioni di euro. L’istituto di Piazza Cordusio ha inoltre aggiunto che, relativamente alla sua divisione di asset management Pioneer (Stoccarda: 857040 – notizie) investment, alcuni fondi della sua unita’ dedicata agli investimenti alternativi sono risultati esposti a Madoff indirettamente tramite feeder funds. Questi ultimi però non sono presenti in nessun portafoglio dei fondi di fondi hedge di diritto italiano, motivo per cui non c’è alcuna preoccupazione per i clienti italiani, la cui esposizione è pari a zero.
Per Banco Popolare invece la perdita massima sarà di 8 milioni di euro, mentre si sale a massimi 60 milioni per quella relativa ai fondi distribuiti alla clientela istituzionale e privata.
Fonte: http://it.biz.yahoo.com/
Reazioni dei datori di lavoro durante il periodo di crisi…
All’inizio… il Boss:
Da bravo, se lavorerai bene ci salveremo dalla crisi!

Dopo una settimana…
Devi lavorare sodo, ok!!??!

Dopo un mese…
Lavora incessantemente, sei l’unico dipendente che mi rimane e dobbiamo uscirne vivi! !

Dopo due mesi…
Mi senti??? Siamo nella merda, lavora, lavora!!!

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