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Il Guaranà
Il guaranà (Paullinia cupana Kunth.) è una pianta rampicante, sempreverde, nativa della foresta amazzonica.
Allo stato spontaneo può raggiungere anche i dodici metri d‘altezza; può sia appoggiarsi agli alberi della foresta (senza comunque creare alcun tipo di danno all’altra pianta), sia restare eretta senza sostegno. Quando però viene coltivata per sfruttamento industriale, è tenuta sotto forma di alberello o di arbusto, non più alto di due/tre metri, per facilitare la raccolta dei suoi preziosi semi.
Il guaranà ha una storia antica. È stata pianta sacra per molte tribù di indios. A causa del suo «strano» frutto, attorno a questa piccola pianta, che altrimenti sarebbe forse passata inosservata, sono nate tantissime leggende e miti.
Vi sono leggende che, in un tempo molto remoto, ebbero per protagonista una ragazza dall’aspetto e dall’animo gentile; il suo nome era Cereaporanga ed era protetta dalla dea della bellezza e della vita. Un giorno Cereaporanga incontrò un valoroso guerriero di una tribù nemica e si innamorò di lui. Il loro amore avrebbe potuto superare tutto, ma i due innamorati non sarebbero mai riusciti a far cessare l’odio che esisteva da anni tra le due tribù; così decisero di fuggire insieme per essere felici. Durante il tragitto Cereaporanga incontra un’anaconda ferita e, nonostante il pericolo, il suo dolce cuore la spinse ad aiutarla; la curò con tutto il suo affetto, ma non sapeva che questo gesto le sarebbe stato fatale.

A causa di questa «sosta», i guerrieri della sua tribù si avvicinarono sempre più; quindi, accortasi di essere inseguita e certa che il suo uomo sarebbe stato catturato e ucciso, stabilì un patto di amore e di morte; chiese al grosso serpente di stringerli, con tutta la sua forza, nel loro ultimo abbraccio.
Gli indios, vedendo i due innamorati nel loro ultimo gesto, si disperano per la morte della loro protetta. Chiesero subito aiuto alla dea della bellezza e della vita affinché almeno lo spirito della donna non li abbandonasse; così la dea, commossa dal gesto di Cereaporanga, fece nascere dai suoi occhi una pianta i cui frutti sembrano, all’aprirsi, due splendidi occhi neri; proprio come quelli della fanciulla più bella.
Il guaranà è sempre stato considerato dagli indios come elisir di lunga vita; la sua importanza era alta in tutte le varie tribù, dato che forniva loro cibo e mezzi per curare le malattie, preparava e sosteneva l’organismo.
Il suo utilizzo era centrato soprattutto sull’effetto tonico–stimolante e veniva quindi impiegato per aumentare la resistenza fisica, per la caccia, ecc. Molte tribù di indios, però, andarono oltre a questo palese effetto e utilizzavano il guaranà anche per combattere la diarrea, per alleviare i dolori mestruali, per le malattie che indebolivano – e anche per riuscire a vedere/capire meglio le cose che ci circondano; uno scopo sicuramente legato al fatto che la pianta stessa ha gli occhi per vedere.

Venivano utilizzati esclusivamente i semi, e ogni tribù aveva il suo sistema di prepararli. Ma, in genere, gli indios brasiliani, tendono tutti alla stessa preparazione: si colgono i grappoli, scegliendo i frutti quando sono semi-aperti, che sono messi in contenitori pieni d’acqua fredda per estrarne l’epicarpo, e, dopo la pulizia, sono tostati a fuoco lento nello stesso giorno della raccolta; successivamente sono pestati.
Ridotti i semi in polvere, si aggiunge un po’ d’acqua, continuando a pestarli fino a formare una pasta omogenea. A questa pasta gli si dà una forma di «panetto» e la si porta al sole, dopo viene messa a fumigare al fuoco di legni resinosi. Questo panetto viene poi grattugiato al momento del bisogno.
Nelle preparazioni del Venezuela, invece, i semi spogliati dagli involucri vengono triturati in acqua calda, addizionati con farina di manioca, lasciati fermentare per un certo tempo ed impastati con l’acqua bollente fino ad ottenere una pasta che viene essiccata e fumigata. Il guaranà, viene molto utilizzato nell’America meridionale per la preparazione di una famosa bibita, leggermente frizzante, chiamata appunto «guaranà», simile nell’aspetto e nel gusto ai vari tipi di bibite a base di cola, che ha un sottile effetto stimolante e un sapore dolce. Per il suo uso medicamentoso lo si può trovare in compresse, in bastoncini o, meglio ancora, in polvere. Ultimamente, sul mercato europeo, si trovano in commercio anche delle caramelle e dei cioccolatini a base di guaranà.
Composizione chimica: (nei semi secchi)
Fibra vegetale 49%
Amido 9%
Acqua 7/8%
Pectina, destrina, sali minerali, acido malico 7/8%
Acido tannico* 5%
Guaranina (caffeina) 4/5%
Olio fisso 2/3%
Acido piro–guaranà 2%
Glicosio 1%
Saponine 0,06%
* Guaranatina o acido guaranatannico, analogo alla Kolatina della Noce di Kola. La teobromina è contenuta nei fiori, nelle foglie e nella corteccia, ma manca nei semi
Proprietà terapeutiche [modifica]
Le proprietà del guaranà sono innumerevoli, ampiamente sperimentate, documentate e, a seconda del soggetto, prevale un effetto su di un altro. Comunque, grazie al suo alto contenuto di principi attivi naturali si manifesta con un senso di benessere immediato, facilmente riscontrabile; la temperatura del corpo raggiunge un livello ideale e resta nel suo stato normale.
È uno stimolante efficacissimo in tutti gli stati di depressione nervosa, sonnolenza, adinamia consecutiva a infezioni, malaria; favorisce la digestione nei soggetti ipopeptici ed è facile infatti, vincere con essa la cefalea consecutiva ai pasti delle persone a digestione lenta, è quindi anche stomachico.
Vince spesso la stitichezza abituale, favorendo la contrazione delle fibre muscolari delle pareti intestinali, aiuta contro il meteorismo. Eccita da un lato i centri nervosi e specialmente il cervello, del quale facilita e rende più intensa l’attività e dall’altro lato la funzione circolatoria, rinforzando la contrazione cardiaca, aumentando la pressione endovasale.
Secondo le ricerche scientifiche, il guaranà presenta proprietà antianemiche, antinfluenzali, antinevralgiche, stimolanti, analgesiche, afrodisiache, antidiarroiche e allo stesso tempo libera dalla stitichezza (dato che combatte le infezioni dei microbi che attaccano il sistema gastrointestinale, è un grande disinfettante intestinale).
Questo seme inoltre è un potente diuretico e diaforetico e aiuta ad eliminare i liquidi in eccesso nell’organismo, del resto riduce gli stimoli della fame, è quindi utile nelle cure dimagranti.
È inoltre un ottimo preventivo contro i mali della vecchiaia: è un eccellente tonico geriatrico
La cucina Brasiliana
La cucina brasiliana non ha nulla in comune con quella degli altri paesi sudamericani.
Infatti questi ultimi hanno subito l’influenza della Spagna e delle civiltà degli Incas mentre il Brasile porta l’impronta della cucina portoghese, di quella primitiva degli indios e di quella delle popolazioni dell’Africa. Il Brasile è l’unico paese sudamericano dove i Neri, portati dall’Africa come schiavi, hanno potuto perpetuare le loro tradizioni ed avere addirittura un peso non indifferente nella evoluzione di questo paese dove non esiste assolutamente il razzismo.

Quando i portoghesi colonizzarono il Brasile all’inizio del XVI secolo, trovarono un enorme paese abitato da pochi indios che vivevano nella foresta amazzonica. La loro cucina consisteva in pesce, carne di tapiro, frutti selvatici e radici quali la manioca, tutti cucinati in modo rudimentale. Oltre alla manioca coltivavano anche il grano, le patate dolci e le arachidi.
Ben più importante l’apporto degli Africani che lavoravano nelle piantagioni di canna da zucchero e caffé. Avendo i portoghesi scoperto la loro attitudine nel cucinare, ben presto adottarono la loro cucina e le cuoche negre erano tenute in grande considerazione. Ancora oggi sono richiestissime e un proverbio brasiliano recita che più la cuoca ha la pelle nera e più il mangiare sarà eccellente.
La cucina afro-brasiliana utilizza moltissimo la noce di cocco grattugiata ed il latte di cocco ed il dendê l’onnipresente olio di palma che dà ai piatti un inconfondibile colore arancione. E la cucina migliore del paese è quella di Bahia, dove predomina ancora l’influenza africana. Man mano che però si va al sud questa influenza, pur non scomparendo del tutto, diminuisce e già a Rio de Janeiro, che si trova a 1200 km a sud di Bahia, si mangia più all’europea.
Curiosità
I brasiliani sono molto ospitali, super estroversi e calorosi. Salutano baciando e danno subito del tu.
Se venite invitati a casa loro a cena, non vi lasceranno andare via prima delle 3 di notte. Infatti anche se l’invito è per le 9 di sera, fino alle undici non si mangia ma si bevono tante batide, caipirinhe e caipirosche. Finito di mangiare, tutti si mettono a cantare e sambare e se voi stravolti volete andare a dormire, vi chiedono se siete matti! La colazione della domenica presenta gli stessi ritmi, invitati per l’una, prima delle 4 non mangiate ma non vi mancherà mai da bere.
Bevono poco vino, tanta birra e naturalmente la cachaça, acquavite di canna. Un detto brasiliano dice che quando, mangiando la feijoada, non c’è più posto neanche per un fagiolo, un po’ di cachaça ed una fetta di arancio vi permetteranno di continuare a mangiare.
Anche se il Brasile è il paese del caffé, si rimane molto delusi nel berlo. Ciò è dovuto al sistema diverso di torrefazione. Non per nulla le migliori miscele vengono torrefatte in Italia!
Ottime invece le innumerevoli bibite a base di frutti tropicali
Storia del Brasile, dalla Repubblica ad oggi
LA PRIMA FASE REPUBBLICANA
Deodoro da Fonseca, che aveva guidato il colpo di stato del 1889, divenne il primo presidente del Brasile. Per il nuovo stato si scelse come nome quello di Repubblica degli Stati Uniti del Brasile, che fu poi camibato in Repubblica Federale del Brasile. Dal 1889 al 1939 la presidenza si alternò tra i due stati principali, quello di São Paulo e quello del Minas Gerais. In questo periodo il sistema economico del Brasile poggiava soprattutto sull’esportazione del caffè, coltivato nella zona di São Paulo, e sulla produzione di latte, nel Minas Gerais, tanto che la politica di questi anni fu definita come la politica del caffellatte. Verso la fine del XIX secolo il caffè divenne il primo prodotto di esportazione del paese superando lo zucchero, e favorendo così una grande crescita economica. Tuttavia tra il 1926 e il 1930 si registrò un crollo dei prezzi del caffè e una conseguente depressione economica alla quale fecero seguito violente agitazioni sociali.
L’ETA’ DI VARGAS
Getúlio Vargas Nel 1930, Getúlio Vargas, candidato del partito liberal-progressista Alleanza Nazionale Liberale, venne eletto presidente della Repubblica. Nel 1931, avendo riunito molti poteri nelle sue mani suscitò l’indignazione degli oppositori, in massima parte esponenti della classe media paulista. Nel 1934, allora, messo sotto pressione, fu costretto a promulgare una Costituzione democratica, con la quale concesse il diritto di suffragio alle donne. Nel 1937 Vargas, avendo sciolto il Congesso Nazionale e i partiti, e avendo revocato molte delle libertà dei singoli individui, instaurò una dittatura (quella del cosiddetto Estado Novo) di ispirazione fascista, che durò fino al 1945. Nel 1942, sotto la pressione degli Stati Uniti d’America, Vargas dichiarò guerra alle potenze dell’Asse e un corpo militare brasiliano fu inviato a combattere in Italia e in Nordafrica.
Nel 1945 Vargas fu deposto da un colpo di stato militare che impose l’adozione di una nuova Costituzione, democratica e federale. Tra il 1950 e il 1954 Vargas fu rieletto alla presidenza e si verificò una nuova svolta nazionalista e radicale. Tuttavia nel 1954 le forze militari conservatrici gli si rivoltarono contro, e lo statista si suicidò.
IL PERIODO POPULISTA
Juscelino KubitschekIn seguito alla fine della dittatura di Vargas e alla promulgazione della nuova Costituzione Federale del 1946, il Paese visse, tra il 1946 e il 1964, una fase storica durante la quale si susseguirono più governi democratici. Nel gennaio del 1956 fu eletto il social democratico Juscelino Kubitschek, ex governatore del Minas Gerais, ed ebbe inizio un periodo di forte industrializzazione e di imponenti lavori pubblici, come la costruzione della nuova capitale, Brasilia, nel 1960. Si registrò tuttavia un netto peggioramento della situazione finanziaria, con forte inflazione e raddoppio del debito estero. Tra il 1961 e il 1964 ci fu la presidenza di João Goulart, del partito cristiano democratico, che cercò di frontaggiare la crisi economica promuovendo una riforma agraria e la nazionalizzazione delle compagnie petrolifere.
LA DITTATURA MILITARE
Il colpo di stato militare del 31 marzo 1964 destituì João Goulart e instaurò un regime dittatoriale. Il primo presidente militare ad essere eletto fu il maresciallo Humberto de Alencar Castelo Branco che sciolse tutti i partiti politici e inaugurò la dittatura detta dei gorillas, adottando una politica di liberismo economico che causò l’accentuamento delle sperequazioni sociali. Nel 1969 salì alla presidenza il generale Emílio Garrastazu Médici, che diede inizio ad una nuova fase di incremento industriale ed economico, facendo parlare di un miracolo economico brasiliano che però si spense successivamente con la crisi petrolifera del 1973. Dal 1974 al 1979 la presidenza passò a Ernesto Geisel che dichiarò legale solo il Partito del Movimento Democratico Brasiliano (PMDB). Dal 1979 al 1985 fu in carica il presidente João Baptista de Oliveira Figueiredo: egli promulgò una legge elettorale che rese legali tutti i partiti politici tranne quello comunista, e praticò una forte riduzione dei salari atta a frenare la spinta inflazionistica. Essa, però, portò allo scatenarsi di grandi manifestazioni di piazza che furono represse con la forza (1980). Il periodo della dittatura militare finì nel 1984, con le grandi manifestazioni di Rio de Janeiro e São Paulo: il governo militare fu da esse costretto a concedere il ritorno ad elezioni democratiche, che la popolazione reclamava.
LA NUOVA REPUBBLICA
Nel 1985 fu eletto Tancredo Neves, candidato dell’PMDB, ma morì tre mesi dopo. Il suo vice-presidente José Sarney assunse la presidenza della repubblica. Egli attuò un programma di consolidamento della democrazia, anche se le difficoltà finanziarie erano in crescita, insieme alle tensioni sociali.
Il presidente Luiz Inácio Lula da SilvaNel 1989 si svolsero le prime elezioni libere dopo 25 anni di dittatura, e furono vinte Fernando Collor de Mello, leader del nuovo Partito di Ricostruzione Nazionale, tendenzialmente liberal-conservatore. Nel 1991 il Brasile diede vita all’alleanza economica chiamata Mercosur assieme ad Argentina, Uruguay e Paraguay. Nel 1992 il presidente Collor fu destituito con l’accusa di corruzione, evasione fiscale ed esportazione di valuta. Dal 1992 al 1995 ci fu la presidenza di Itamar Augusto Cautiero Franco che organizzò un referendum costituzionale. Questo, svoltosi il 21 aprile 1993, confermò il regime presidenziale proclamato nel 1988. Nel 1994 Fernando Henrique Cardoso conquistò la presidenza e, attraverso delle riforme che prevedevano la privatizzazione delle imprese e il rigore finanziario, riuscì ad arrestare l’inflazione, a rilanciare l’economia nazionale e a stabilizzare le tensioni sociali. Nel 1997 ottenne un emendamento costituzionale che gli permise di ricandidarsi alla presidenza. Nel 1998 si registrarono delle considerevoli fughe di capitali che gettarono il Paese nel caos, ma Cardoso, rieletto, riuscì a convincere il Fondo Monetario Internazionale ad approvare un piano di intervento triennale per il Brasile, al quale furono erogati in prestito 41,5 miliardi di dollari. Infine, confermò la presenza brasiliana nel Mercosur. Tra il 2000 e il 2001 il Brasile festeggiò il suo 500° anniversario della scoperta. L’evento, particolarmente significativo, fu causa di alcune manifestazioni di protesta da parte degli indios, da sempre relegati ai margini del sistema statale. Nelle elezioni presidenziali del 2002-2003 si affermò Luiz Inácio Lula da Silva che è tuttora il presidente in carica. Il suo programma, che garantiva provvedimenti per favorire la giustizia sociale, riscosse ampi consensi, in particolare tra i meno agiati. Tuttavia, la protesta degli strati più poveri della popolazione riesplose di fronte al nuovo piano economico. Venne quindi approvata una riforma delle pensioni e varato il programma Fame zero per affrontare il problema della denutrizione, diffuso in tutto il Paese. Nel 2004 il Brasile fondò con gli altri Paesi dell’America Latina la Comunità delle Nazioni del Sud America






















































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